FAQ ex enpals

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- Ci scusiamo per eventuali inesattezze, la materia è estremamente complessa !?! -


F.A.Q. sull’E.N.P.A.L.S.
– oggi INPS/FPLS (Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo) –
già: Inps/gestione exEnpals

(pagina aggiornata all’11 luglio 2017)

L’Ente di previdenza dei Lavoratori dello Spettacolo
dal 1° gen. 2012 è confluito nell’INPS,
ma restandone comunque un settore speciale.

Pertanto quanto riportato nelle F.A.Q. è tuttora valido
e di seguito, per comodità,
l’ente verrà indicato ancora come Enpals.


NOTA 1

Considerato che:
appartengono all’Enpals tre maxi categorie di lavoratori dello Spettacolo suddivisi in tre raggruppamenti.

  • Raggruppamento A.
    Gli artisti in senso stretto (musicisti, attori, danzatori, ecc), cioè coloro che non hanno uno stipendio fisso, ma lavorano a tempo “determinato”. Detto ancora meglio “a giornata”.
  • Raggruppamento B.
    Non si tratta di artisti nel senso stretto della parola. In genere sono operai e impiegati non a posto fisso, ma comunque assunti per “periodi continuativi”. 
  • Raggruppamento C.
    Operai e impiegati a tempo indeterminato (a stipendio fisso) delle Imprese di Spettacolo.

    Gran parte delle enormi difficoltà di interpretazione delle circolari Enpals che si sono succedute negli anni sono da ricondurre proprio alle complicanze dovute all’obsoleta presenza dei raggruppamenti B e C, questa pagina è stata creata esclusivamente per i musicisti e i cantanti che sono una parte del raggruppamento A con le diciture di “ORCHESTRALI e CANTANTI anche di musica leggera”.


NOTA 2

Nella pagina non ci sono riferimenti all’altra grande branca dei lavoratori dello Spettacolo che è quella dello Sport Professionistico.


NOTA 3

Considerato che il maggiore problema della categoria dei musicisti consiste nel raggiungimento del “diritto” della pensione, in questa pagina non vengono trattati i sistemi di calcolo per conoscere anticipatamente l’ammontare delle pensioni. Sono calcoli molto complessi: nel caso, si suggerisce di rivolgersi ai patronati o a consulenti del lavoro specializzati.

E in ogni caso, si suggerisce di non porsi questi problemi se non all’approssimarsi dell’età pensionabile. I patronati sono intasati di lavoro e non potrebbero esservi d’aiuto.


NOTA 4
Queste F.A.Q. sono divise in due sezioni
La prima descrive la natura dell’Ente e gli obblighi di legge per “suonare in regola”,
la seconda descrive le condizioni necessarie per accedere al pensionamento.


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 SOMMARIO DELLA PRIMA PARTE

LE DOMANDE

1. Cos’è e di cosa si occupa l’ENPALS?

2. Anche i committenti occasionali di piccoli eventi (jazz club, pub, ecc) ne sono coinvolti ?

3. I musicisti sono lavoratori subordinati, al pari di operai e impiegati? Quindi esenti da responsabilità Enpals?

4.  Se i musicisti sono lavoratori subordinati com’è possibile che l’Ente stesso ammetta con facilità la figura del musicista autonomo con il noto cod. 500?

5.  Cos’è il Certificato di Agibilità E.N.P.A.L.S.?

6.  Ma se il Certificato d’Agibilità e il versamento dei contributi sono in capo al datore di lavoro, come mai organizzatori e gestori li richiedono quasi sistematicamente ai musicisti stessi?

7.  Compreso quindi che l’abitudine dei committenti di scaricare l’Agibilità e quant’altro sulle spalle dei musicisti ha radici nell’eccesso di burocrazia, va rilevato però che il secondo comma dell’art. 6 della legge istitutiva dell’E.N.P.A.L.S. recita espressamente che gli organizzatori (proprietari o gestori) non possono far esibire i lavoratori dello Spettacolo che non sono in POSSESSO del Certificato di Agibilità?
La frase, espressa in questi termini appare decisamente insensata … cioè che l’Agibilità è competenza sempre del lavoratore e non una opzione!

8. Il diffuso fenomeno delle cooperative tra artisti è quindi da ricondurre alla eccessiva burocrazia connessa ai versamenti contributivi?

9.  Ma perché in giro si sente spesso dire che per suonare bisogna iscriversi alle associazioni? Le coop e le associazioni sono la stessa cosa?

10. A quanto ammonta la sanzione per il mancato possesso del certificato di Agibilità?

11.  Solo 130 euro di sanzione per il mancato possesso del Certificato di Agibilità?
In giro si parla di cifre altissime!

12.  Come si ottiene il Certificato di Agibilità?

13.  Cosa avviene se, dopo aver richiesto l’Agibilità, lo spettacolo non ha luogo?

14.  Ma l’Agibilità e i contributi sono sempre obbligatori?
Anche in presenza di prestazioni gratuite?

15.  Se la Costituzione (art. 21 e 33) sancisce la piena libertà di espressione artistica, se ne può dedurre che, “poter suonare gratuitamente” (senza Enpals) è legittimo anche in ambiti commerciali?

16.  Cos’è il libretto dell’E.N.P.A.L.S. ?


LE RISPOSTE

1.  Cos’è e di cosa si occupa l’ENPALS?

Risposta.  L’Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport (oggi INPS/gestione exEnpals o anche INPS/FPLS – Fondo Previdenza Lavoratori dello Spettacolo) è l’Ente di Stato che dispone della erogazione delle pensioni per il Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport professionistico. Presso questa istituzione, i titolari di Imprese di spettacolo (di seguito detti anche: committenti) devono pagare i “contributi previdenziali” in favore degli artisti da loro scritturati. I contributi vanno versati, per ciascuna “giornata” di spettacolo o di prove retribuite. Il datore di lavoro (committente, titolare dell’impresa, gestore, organizzatore, capo orchestra, ecc.) può esercitarne rivalsa di circa un terzo sulla paga dell’artista stesso.

Nota A. Dal al 1° luglio 2004 i lavoratori autonomi DEL SOLO SETTORE MUSICALE possono esonerare i committenti da questi obblighi di legge provvedendovi autonomamente (legge n. 350 del 24 dicembre 2003, art.li 98, 99 e 100).
Vedasi in proposito anche la faq n. 4.

Nota B. Il contributo è pari al 33% della paga, di cui la quota a carico del datore di lavoro è del 23,81%, quella a carico del lavoratore del 9,19%.


2. Anche i committenti occasionali di piccoli eventi (jazz club, pub, ecc) sono titolari di Imprese di Spettacolo ?

Risposta.  Purtroppo sì. Nel nostro paese, la mancanza di una fascia di esenzione o almeno la semplificazione burocratica per i piccoli eventi fa sì che anche il gestore di un pub, che fa un po’ di musica occasionalmente, deve iscriversi all’Inps (gestione ex Enpals) … con le stesse modalità della Scala di Milano … tanto per fare un esempio di illogicità legislativa! … E le regole, oltretutto, sono complicatissime. … Salvo che i musicisti non siano pagati con i Voucher, laddove ne ricorre la possibilità e, parrebbe, fino a fine 2017,

Nota. I committenti sono esonerati dagli obblighi di “Datore di Lavoro” allorché scritturano “musicisti autonomi” di cui alla nota A del punto precedente; a gruppi musicali a loro volta costituiti in impresa o a musicisti forniti da altra Impresa di Spettacolo.

ATTENZIONE

Allorché un committente scrittura una band, ancorché con parvenza di società (nome artistico della band pubblicizzato su manifesti, etc), se il gruppo non è  “legalmente” costituita in impresa, i musicisti sono considerati un “insieme di artisti singoli” (lavoratori subordinati) e la responsabilità degli obblighi previdenziali resta in capo al committente.


3.  Quindi i musicisti sono lavoratori subordinati, al pari di operai e impiegati?
Ne deriva che le responsabilità Enpals non sono a loro carico, ma dei committenti?

Risposta.  In linea di massima la risposta è sì. Infatti, se andiamo a vedere il cod. civile (art. 2094), laddove si descrivono le caratteristiche del lavoro subordinato, scopriamo con facilità che (salvo rare eccezioni) la prestazione del musicista ha proprio queste tipicità. Eccone alcune: lavora presso luoghi stabiliti dal datore di lavoro, è soggetto ad un orario stabilito, DEVE eseguire repertorio consono al gradimento del pubblico nel rispetto delle indicazioni del committente, ecc.
A nulla vale il luogo comune di chi dice: “io sono un free lance e lavoro come e quando decido io e suono quello che mi pare”.
In tal senso sono autentici free lance solo i musicisti di strada.

Altro esempio di autentico musicista autonomo è colui che compone o incide delle musiche nel proprio studio senza obblighi di coordinamento col committente.

ATTENZIONE

Si veda nei punti successivi perché, nonostante questo assunto, l’Enpals finisce per ricadere quasi sempre sugli artisti stessi.


I LAVORATORI AUTONOMI ESERCENTI ATTIVITA’ MUSICALI

4.  Ma se i musicisti sono lavoratori subordinati com’è possibile che l’Ente stesso ammetta con facilità la figura del musicista autonomo (cod. 500 – ex 23 bis)?

Risposta:  Si tratta di tre succinti e poco chiari (*) commi (98, 99 e 100), contenuti nell’ art.3 della legge n. 350 del 24 dicembre 2003.  Disposizioni molto discutibili dal punto di vista civilistico (vedi punto precedente), inseriti frettolosamente nella cd. legge finanziaria per il 2004 con l’evidente intenzione di agevolare il lavoro dei musicisti, sollevando i committenti (del solo settore musicale) dagli eccessi di burocrazia connessi agli adempimenti contributivi, specie nei casi in cui essi si rapportano con artisti “singoli” in maniera molto saltuaria.

ecco il testo integrale:
Comma 98. All’elenco di cui all’articolo 3, primo comma, del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 luglio 1947, n. 708, dopo il numero 23) e’ aggiunto il seguente: “23-bis) lavoratori autonomi esercenti attività musicali”.

Comma 99. All’articolo 6, secondo comma, del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 luglio 1947, n. 708, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: “In alternativa il certificato di agibilità potrà essere richiesto dai lavoratori di cui al numero 23-bis del primo comma dell’articolo 3, salvo l’obbligo di custodia dello stesso che e’ posto a carico del committente”.

Comma 100. All’articolo 1 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 182, è aggiunto il seguente comma: “15-bis. I lavoratori autonomi di cui al numero 23-bis) del primo comma dell’articolo 3 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 luglio 1947, n. 708, provvedono direttamente all’adempimento degli obblighi contributivi di cui al presente articolo”.

(*) Perché poco chiari?

L’articolo 99 recita “in alternativa, ecc” quindi vuol dire che il lavoratore autonomo può, ma non necessariamente “deve” provvedere alla richiesta dell’Agibilità..
L’art. 100 dice che i musicisti autonomi “provvedono direttamente” al versamento dei contributi. Quindi “debbono”!

Ma come? Se l’articolo 99 dice che si tratta di una alternativa, cioè … una opzione, una facoltà ?!?

IN OGNI CASO
ATTENZIONE (1)

A prescindere della poca chiarezza richiamata nel paragrafo precedente, va evidenziato che le complicanze burocratiche non spariscono, ma semplicemente … si spostano dall’organizzatore “alle spalle” del musicista.

E’ evidente che, al di là delle buone intenzioni, meglio avrebbe fatto il legislatore  se, in presenza di una figura di lavoratore “forzatamente” autonomo, ma con scarse previsioni di autentico lavoro ben remunerato, avesse almeno previsto dei meccanismi di versamenti contributivi semplificati.

Le regole.

Esattamente come per gli artisti subordinati, gli “autonomi” sono tenuti ad effettuare i versamenti mese per mese e il calcolo del contributo va fatto per il singolo compenso di ciascuna giornata lavorativa. Quindi, tenendo conto che i musicisti raramente prendono lo stesso cachet per ogni serata, la contabilità dei contributi diventa molto complessa (bisogna disporre di un esperto e paziente “commercialista”). Ma la cosa ancor più grave è che non è prevista la detrazione delle spese e il contributo si paga sul lordo della singola giornata. E’ evidente che occorreva almeno introdurre una detrazione forfettaria!

Per non parlare, infine, del riepilogo mensile dei contributi, cd. UNIEMENS. Un meccanismo telematico che solo pochi consulenti del lavoro sanno compilare.
Qualcuno lo ha definito MOSTRUOSO. Vedasi in  proposito uno specifico articolo sulla home page.

ATTENZIONE (2)

Non tutti sanno che c’è anche una forte penalizzazione per i musicisti “autonomi”, però iscritti all’Enpals prima del ’96, cioè appartenenti al vecchio sistema, 1uello cd. “retributivo”.
Infatti, posto che, come si vedrà al n. 18, nel caso arrivino a maturare 2.400 contributi avrebbero diritto a 5 anni di abbuono per l’età pensionabile (oggi a 61 anni e 7 mesi), i contributi versati come lavoratori autonomi non sono validi per questo beneficio !!!

ATTENZIONE (3)

I lavoratori autonomi (cod. 500) non hanno neanche diritto alle cd. “tutele accessorie”, quali, indennità di disoccupazione, malattia, ecc.

Nota conclusiva: Nel Codice Civile viene data la definizione di lavoratore autonomo o libero professionista. Ebbene, l’attività dei musicisti difficilmente è riconducibile a quelle descrizioni. Per di più, dall’art. 2233 si evince che il libero professionista vada retribuito in maniera adeguata alla professionalità profusa. Cosa è estremamente rara nel settore. Se ne deduce che la partita Iva per i musicisti, seppur comoda allo snellimento del lavoro, è una palese forzatura.


5.  Cos’è il Certificato di Agibilità E.N.P.A.L.S.?

Risposta.  E’ l’autorizzazione dell’ENPALS ad effettuare uno spettacolo o una serie di spettacoli. Viene rilasciato ai datori di lavoro (o committenti): grandi imprese specifiche di Spettacolo (teatri, tour, ecc) o anche piccoli committenti ancorché occasionali (hotel, pub, gelaterie estive, ecc), dopo che questi, su apposito modulo (oggi telematico) hanno dichiarato le generalità dell’artista, la data, il luogo dell’evento, e la paga della singola prestazione.
Con questo documento i committenti s’impegnano soprattutto a versare i contributi ai lavoratori dello spettacolo scritturati.
Per prestazioni identiche, ma in date diverse è possibile richiedere un unico Certificato di Agibilità.

In sostanza Il Certificato di Agibilità è uno strumento di controllo (o di deterrenza) con cui l’ente di previdenza, venendo anticipatamente a conoscenza dei dati di cui sopra, si riserva di effettuare eventuali verifiche (in verità: molto rare).

Ovviamente, nel caso in cui un committente non assuma “direttamente” e singolarmente gli artisti, ma ricorra a gruppi legalmente costituiti in impresa (coop, ad esempio) o a musicisti che si sono dichiarati “lavoratori autonomi” (vedi punto n. 4), l’obbligo dell’Agibilità ricade sul gruppo stesso, o sul musicista “autonomo”. Il committente è unicamente tenuto a verificare se il gruppo ne è in possesso.


6.  Ma se il Certificato d’Agibilità e il versamento dei contributi sono in capo al datore di lavoro, come mai organizzatori e gestori, salvo rare eccezioni, li richiedono ai musicisti stessi?

Risposta. Non si può capire se non si va indietro con la storia. Infatti una volta non era così. Si consideri che, all’epoca della nascita dell’ente (’47/’48), i lavoratori dello spettacolo erano principalmente quelli del teatro, i quali, a loro volta erano venivano scritturati da impresari di compagnie viaggianti (avanspettacolo in genere), quindi, più che saltuari, erano “stagionali”. Poi, in minima parte c’erano i lavoratori dei night club e i musicisti dei dancing nelle grandi città o località turistiche. In sostanza, erano situazioni lavorative dove si veniva assunti per periodi sufficientemente lunghi da permettere agli organizzatori di ottemperare all’Agibilità e ai versamenti contributivi, operazioni già da allora piuttosto complesse, ma non come ora.

Da oltre un trentennio, però,  il mestiere di musicista ha assunto caratteristiche di mobilità talmente elevate che la maggior parte degli organizzatori di eventi si trova a dover scritturare gli artisti per un tempo così breve (a volte: un solo spettacolo) da non essere “materialmente” in grado di ottemperare a questi obblighi. Quindi, facendo leva sulla norma per cui più musicisti, se legalmente associati, diventano a loro volta un’impresa spettacoli o sulla opzione del musicista AUTONOMO (faq n. 4) è facile capire come queste soluzioni alternative siano preferite, riducendo il rapporto contrattuale al solo pagamento del cachet pattuito dietro (ovviamente) il rilascio di una fattura da parte delle imprese spettacolo “appaltanti”.

Per meglio capire quanto potrebbe essere scoraggiante oggi per un gestore (magari occasionale) assumere direttamente un artista, si tenga presente che, per ciascuna prestazione, non c’è solo da richiedere l’Agibilità ENPALS e pagare il relativo contributo, ma perdura l’obbligo di tenerne una apposita contabilità mensile con un modello telematico non compilabile se non da esperti consulenti. Poi l’anno seguente c’è da certificare i compensi e le ritenute d’acconto. Inoltre c’è da versare il contributo INAIL  per l’infortunistica sul lavoro, ecc. …. Non parliamo poi delle recenti normative sulla sicurezza. Roba da cantiere edile! … Insomma, le norme, già complesse una volta, col passare del tempo sono diventate difficilmente inseguibili.

Ciliegina sulla torta: ai sensi del decreto 30 ottobre 2007, tutt’ora in vigore, il datore di lavoro è tenuto a comunicare l’assunzione, anche per un solo giorno, al centro territoriale per l’impiego (Mod. UniLav) con una interminabile serie di dati sul lavoratore. Questa procedura, evidentemente pensata per i lavoratori di altri settori e che altro non è che la vecchia comunicazione agli Uffici di Collocamento di un tempo, nel campo dello spettacolo costituisce un autentico DOPPIONE della richiesta del certificato di Agibilità. No comment!

Vale la pena di ricordare che

La mission di Sos Musicisti è anche e soprattutto l’eliminazione di simili mostruosità burocratiche.


7.  Letto il punto precedente e compreso quindi che l’abitudine dei committenti di “scaricare” l’Agibilità e quant’altro sulle spalle dei musicisti ha radici nell’eccesso di burocrazia, va rilevato però che il secondo comma dell’art. 6 della legge istitutiva dell’E.N.P.A.L.S. recita espressamente che gli organizzatori (proprietari o gestori) non possono far esibire i lavoratori dello Spettacolo che non sono in POSSESSO del Certificato di Agibilità?… La frase, espressa in questi termini appare decisamente insensata … cioè che l’Agibilità è competenza sempre del lavoratore e non una opzione!

Risposta. In effetti si tratta di una obsoleta imprecisione di termini che genera senza dubbio l’equivoco sollevato nel quesito, ma non modifica la sostanza della norma che è ormai consolidata e inattaccabile, specie per via dei principi a cui si ispira.
Ipotesi. L’imprecisione è probabilmente riconducibile al fatto che, come detto sopra, negli anni in cui nacque l’Enpals (’47/’48), il legislatore faceva riferimento principalmente a quelle che erano la realtà dell’epoca e cioè, gli spettacoli viaggianti. Probabilmente per “lavoratori dello Spettacolo” il legislatore intendeva dire “le compagnie di lavoratori di spettacolo”. Sarebbe ora che, dopo quasi 70 anni, almeno questa locuzione fosse aggiornata !?!


8. Il diffuso fenomeno delle cooperative tra artisti è quindi da ricondurre alla eccessiva burocrazia connessa ai versamenti contributivi?

Risposta:  In massima parte sì! Però è importante capire che, far parte di una cooperativa o qualificarsi come “lavoratore autonomo” non è un obbligo, ma attualmente sono gli unici sistemi per far sì che una tutela obbligatoria e meritoria come quella previdenziale, non si trasformi in autentico impedimento al lavoro.

In verità va aggiunto che una buona cooperativa non si limita solo a seguire amministrativamente i propri soci, ma anche a procurare spettacoli, alla pubblicità, alla partecipazione a fiere, ecc., oltreché ad effettuare corsi di aggiornamento di qualsiasi tipo, in particolare quelli obbligatori sulla sicurezza sul lavoro.


9.  Ma perché in giro si sente spesso dire che per suonare bisogna iscriversi alle associazioni? Le coop e le associazioni sono la stessa cosa?

Risposta:  Assolutamente no. Le Associazioni sono entità no-profit di carattere sociale, culturale o ricreativo. Vero è che possono esercitare anche attività d’impresa, ma solo per il sostentamento delle attività statutarie e assolutamente non come attività prevalente. Infine, anche nel caso legittimo che una associazione paghi chicchessia (anche un proprio iscritto) perché ha “lavorato” per  conto dell’associazione, gli obblighi sono gli stessi di una qualsiasi impresa e non solo il mero versamento del contributo all’Enpals.
Commento. Allo stato attuale appare del tutto anomalo che nel nostro paese ci sia un impressionante numero di associazioni (spesso MAXI ASSOCIAZIONI) che di culturale hanno ben poco, ma sono semplicemente dei FATTURIFICI a basso costo. Il sospetto è che si tratti di iniziative per palese tornaconto di spericolati soci fondatori, incuranti dell’illecito che viene messo in atto. Le Associazioni Culturali o di Promozione Sociale non possono avere come finalità prevalente la tutela degli interessi economici degli iscritti, figuriamoci se questa finalità è esclusiva! E’ un reato di falso ideologico ai fini di elusione fiscale che, in caso di verifica, fa decadere la qualifica di associazione, con sanzioni che potrebbero coinvolgere non solo il presidente e/o il direttivo, ma gli stessi iscritti se conniventi.
Le normative sull’associazionismo (chiarissime su questi principi) sono facilmente reperibili sul web.


10. A quanto ammonta la sanzione per il mancato possesso del certificato di Agibilità?

In caso di verifica, in mancanza del Certificato di Agibilità c’è una sanzione per il committente  di circa 130 euro per ciascun artista e per ciascuna giornata di lavoro contestata.


11.  Solo 130 euro di sanzione per il mancato possesso del Certificato di Agibilità? … In giro si parla di cifre altissime!

Risposta.  Attenzione, Al Certificato di Agibilità segue il versamento dei contributi previdenziali, non si confonda questa sanzione con quella per evasione contributiva. Quest’ultima comporta una sanzione ben più elevata: si va da 1.500 euro fino a 12.000 (vedi circ. ENPALS n. 10 del 26.07.2007). Ovviamente, questa sanzione verrà comminata a chi tra committente, impresa appaltante o lavoratore autonomo, è il responsabile del mancato versamento contributivo. In questo caso da fede il contratto e in mancanza di contratto il responsabile è il committente.
Praticamente si tratta delle stesse sanzioni per le imprese di qualsivoglia categoria.

A parziale consolazione, si sappia che il sommerso nel nostro settore (spesso unicamente a causa della burocrazia) è talmente radicato, arcinoto e spesso tollerato che sanzioni di questi livelli vengono comminate, per fortuna, molto raramente.


12.  Come si ottiene il Certificato di Agibilità?

Risposta.  Da tempo, il Certificato di Agibilità si richiede esclusivamente per via telematica con apposito PIN in dotazione alle Imprese di Spettacolo o ai lavoratori “autonomi” del settore musicale. Nel “form” della richiesta vengono indicati i nominativi e le generalità degli artisti scritturati nonché il o i luoghi degli spettacoli e l’importo della paga giornaliera. In pochi istanti il computer della sede centrale dell’Ente invierà in automatico il Certificato di Agibilità – in formato pdf – che l’artista dovrà portare con sé per poterlo mostrare al titolare del locale.


13.  Cosa avviene se, dopo aver richiesto l’Agibilità, lo Spettacolo non ha luogo?

Risposta.  Recenti disposizioni vogliono che ne sia data comunicazione entro cinque giorni a mezzo fax, specificando nel dettaglio le motivazioni. … Infatti, passata la data precedentemente comunicata nella richiesta dell’Agibilità, il sistema telematico non consente più l’accesso, neanche per comunicare, ad esempio, che l’evento si è svolto in un luogo diverso.


14.  Ma l’agibilità e i contributi sono sempre obbligatori?
Anche in presenza assenza di prestazioni gratuite?

Risposta:  Non sempre. I casi di esenzione sono due:

A) COMMA 188, art.1, L. n. 296/2006 e successiva modificazione:
Sono esenti dal certificato di Agibilità Enpals e dal versamento dei contributi le esibizioni musicali dal vivo in spettacoli o in manifestazioni di intrattenimento o in celebrazioni di tradizioni popolari e folkloristiche, eseguite da giovani fino a diciotto anni, da studenti fino a venticinque anni, da pensionati di età superiore a sessantacinque anni e da coloro che svolgono una attività lavorativa per la quale siano già tenuti al versamento dei contributi ai fini della previdenza obbligatoria ad una gestione diversa da quella per i lavoratori dello spettacolo. Il tutto entro una fascia di reddito annuo di 5.000 euro.

Commento. In un mercato pressoché senza regole dove operano sia hobbisti che musicisti professionisti, questa norma crea inevitabilmente concorrenza sleale ed è palesemente incostituzionale!
Andrebbe abrogata e sostituita con altra norma che sollevi i dilettanti genuini dagli obblighi previdenziali (e non solo), però senza recar danno ai professionisti della musica. 
Non è impossibile!
La questione è trattata ampiamente in uno dei sotto-argomenti del primo capitolo del Manifesto dei Musicisti. 

B) LAVORO GRATUITO.
Attenzione, le prestazioni di servizio a titolo gratuito devono essere assolutamente provabili: beneficenza, partecipazione a festival, etc. Le esibizione gratuite a titolo promozionale sono eccezioni discutibili, specie se effettuate in esercizi pubblici.
Come dire: “…Io posso andare a lavorare di badile e piccone gratuitamente per la Protezione Civile in presenza di una calamità naturale, ma non è credibile che faccia altrettanto “per hobby” al servizio di una impresa edile!

In ogni caso, l’Enpals, per le esibizioni gratuite dimostrabili e motivate, prevede la obbligatorietà della richiesta di uno speciale Certificato di Agibilità definito appunto: “a titolo gratuito”. In sostanza, l’Ente vuole sapere dove è quando avviene l’evento, riservandosi l’eventualità di idoneo accertamento.


15.  Ma se la Costituzione (art. 21 e 33) sancisce la piena libertà di espressione artistica, se ne può dedurre che, “poter suonare gratuitamente” è legittimo anche in ambiti commerciali?

Risposta: No, la Costituzione c’entra ben poco con le prestazioni “lavorative” di carattere artistico. I padri costituzionali nel sancire la libertà delle espressioni artistiche avevano semplicemente (e giustamente) eretto un baluardo contro la censura artistica del precedente periodo, quello fascista. In ogni caso, il lavoratore può rinunciare alla propria paga, ma non ai contributi!


16.  Cos’è il libretto dell’E.N.P.A.L.S. ?

Risposta:  Meglio dire: “cos’era”, perché da qualche anno è stato eliminato. Era una sorta di promemoria dei propri contributi. Un piccolo quaderno (cm. 12×17). Sulla prima pagina, oltre alle generalità del musicista compariva il numero di matricola e nelle righe delle pagine interne, per ciascuna prestazione o per ciascun gruppo di prestazioni contigue e identiche, il datore di lavoro aveva l’obbligo di annotare, oltre alle generalità della propria impresa, la data della prestazione (o delle prestazioni) e la paga giornaliera.


faq-enpals-seconda-parte

 SOMMARIO DELLA SECONDA PARTE

17.  Quanti contributi occorrono per “maturare” il diritto alla pensione?

18.  E’ vero che i musicisti possono andare in pensione con cinque anni di anticipo rispetto alle altre categorie? 

19.  Perché chi è arrivato alla “cinquantina” con pochi contributi non fa più in tempo a “recuperare” in tempo utile, e perde anche i contributi versati? Magari si tratta di gente che è stata “costretta” a lavorare “in nero”!

20.  Cosa sono i “contributi d’ufficio”.

21.  L’invalidità specifica.
E’ vero che se mi faccio male al punto di non poter suonare più prendo la pensione a vita?
Quali altri requisiti occorrono? Un certo numero di contributi versati?

22.  Ho suonato per vari periodi all’estero. E’ possibile recuperare i contributi relativi.

23. Dov’è ci si deve rivolgere per le pratiche Enpals?


17.  Quanti contributi occorrono per “maturare” il diritto alla pensione?

Risposta:  Le regole sono cambiate più volte dall’epoca della fondazione dell’ENPALS (1947). Le modalità variano, a seconda della data di iscrizione, delle annualità contributive e dalle restrizioni introdotte nelle riforme.

A) La categoria più fortunata (si fa per dire) è quella dei musicisti che a fine ’92 avevano maturato 15 annualità di 60 contributi ciascuna. Tenendo presente che “annualità” non significa “anno solare”, ma l’insieme di 60 contributi, vuol dire che coloro che al 31 dic. ’92 avevano 900 (15×60) contributi suddivisi in una arco minimo di 15 anni avevano (hanno) già maturato il “diritto” alla pensione di vecchiaia.

B) A partire dal 1 gennaio ’93, il requisito è più che raddoppiato. 20 annualità di 120 contributi ciascuna. Cioè 2.400 (20×120) contributi nell’arco minimo di 20 anni. Vero è che in seguito è stato introdotto una sorta di ammortizzatore (contributi figurativi d’ufficio) per cui i 2.400 contributi  possono scendere fino a 1.800.

C) A partire dal 1 gennaio ’96, con l’entrata in vigore del cosiddetto “sistema contributivo” (…riforma “Dini”, dal nome dell’allora capo del governo) il numero minimo delle annualità e sceso da 20 a 5. Cioé: soli 600 contributi nell’arco dell’intera vita lavorativa. Per contro l’importo della pensione che verrà erogata sarà esattamente proporzionale al “montante” degli interi contributi versati e non proporzionale alle migliori annualità (come nel sistema precedente).

D) A Partire dal 1 gennaio del ’96, sono stati reintrodotti i 120 contributi per maturare una annualità contributiva. Ci on ha raggiunto questa soglia, dovrà aspettare i 70 anni di età per vedersi tornare indietro i denari del “proprio conto contributivo” sotto forma di pensione. i invece ha raggiunto tale sogli, può andare in pensione a 66,7 anni, ma a condizione che il suo “fondo” superi un ulteriore soglia di sbarramento basato sul “montante contributivo”. Detto in breve. Il suo montante contributivo dovrà maturare almeno 1,5 l’importo dell’assegno sociale.


18.  Quindi è vero che i musicisti possono andare in pensione con cinque anni di anticipo rispetto alle altre categorie! Ma le cose stanno proprio così?

Risposta:  Sì, ma questa opzione era è riservata solo agli iscritti all’Enpals prima del ’96.
Per di più: una ulteriore restrizione è applicata a coloro che, pur avendo iniziato il lavoro prima del ’96. Costoro, purtroppo, non hanno diritto ai 5 anni di abbuono, a meno che non abbiano maturato il minimo contributivo entro tale data. Per “minimo contributivo” o “anzianità contributiva” s’intendono 2.400 contributi nell’arco di 20 anni o (per i più fortunati), 900 contributi nell’arco di 15 anni se messi insieme prima del 31 dicembre 1992.

Commento. Purtroppo sono veramente in pochi quelli che riescono a beneficiarne, perché devono aver messo insieme almeno 20 annualità contributive, cioè 2.400 contributi (120×20) e con il sommerso che da anni ormai la fa da padrone, pochissimi arrivano a questo obiettivo. Quindi il vantaggio si trasforma palesemente in svantaggio, perché, se non arrivano a tale quota, è come se non avessero mai versato un contributo!

Con ogni probabilità vi possono rientrare i musicisti che hanno iniziato molto presto in età e che lavorano in maniera continuativa negli hotel, sulle navi da crociera (…italiane) o che versano i contributi regolarmente all’interno di cooperative.


19.  Ma allora… per chi è arrivato alla cinquantina con pochi contributi… cosa cambia se non si fa più in tempo a “recuperare” in tempo utile? Sono spacciati! Magari si tratta di gente che è stata “costretta” a lavorare “in nero”!

Risposta:  Un tentativo si può fare. Il “recupero” dei contributi omessi. (riscatto). La legge esiste già dal ’62 ed è la medesima che è più conosciuta per il riscatto dei periodi trascorsi all’università. Ma bisogna farsi bene i conti sulla convenienza, infatti è a titolo oneroso e per di più occorre produrre le prove del lavoro effettuato senza contribuzione: manifesti, contratti, articoli di giornali, etc. La legge afferma che sono valide anche le prove testimoniali, ma l’Enpals le respinge a prescindere perché considerate non attendibili a distanza di tempo. Nel caso valga la pena, occorre “metterci l’avvocato” e andare dal giudice. Potrebbe anche essere una prova l’aver firmato i borderau della SIAE (idem: avvocato). Non sappiamo se qualcuno l’abbia mai fatto. Negli archivi della SIAE ci sono i microfilm di tutti i borderau del passato.


20.  Cosa sono i “contributi d’ufficio”.

Risposta: Sono un particolare beneficio entrato in vigore nell’agosto ‘97 (Decreto legislativo n. 182). In seguito ad esso, se in un anno “solare” non si raggiungono 120 contributi, ma almeno 60, essi vengono automaticamente integrati a 120, cioè l’anno “incompleto” diventa una “annualità” completa. Il “regalo” viene concesso per un massimo di dieci anni e non occorre alcuna domanda specifica per l’attribuzione. Estremizzando, ne consegue che se un musicista ha 10 anni con soli 60 contributi per anno, in realtà è cone se ne avesse 1.200 (120 x 10), quindi gliene mancano solo altri 1.200 per arrivare al tetto fatidico dei 2.400.
Attenzione ancora: per i contributi d’ufficio si fa riferimento agli anni solari, per i restanti 1.200 sono annualità virtuali. In pratica possono essere messi insieme nell’arco di tutti gli altri anni lavorativi.
Un calcolo particolare ad esempio. Un musicista (Tizio) ha 10 anni in cui ha 60 contributi per anno (1.200), poi ha altri 30 anni con 40 contributi di media per anno (1.200). Tizio ha diritto alla pensione. Per di più, essendo ovviamente iscritto all’Enpals prima del ’96, può godere anche della pensione anticipata. Oggi a 61 anni, in luogo che a 66.
Si ricorda che i d’ufficio, come in genere i contributi figurativi, cioè: contributi attribuiti in assenza di lavoro effettivo, hanno solo valore numerico, ma non hanno alcuna incidenza sull’importo della pensione.
Infine e ovviamente, questa agevolazione non riguarda gli iscritti all’ENPALS dopo il 1° gennaio 1996, per i quali, come esposto al p. 15, non occorrono più i 2.400 contributi, ma solo 600.


21.  L’invalidità specifica.
E’ vero che se mi faccio male al punto di non poter suonare più prendo la pensione a vita?
Quali altri requisiti occorrono? Un certo numero di contributi versati?

Sì. E’ un provvedimento esclusivo per il comparto dello spettacolo. Si chiama “pensione d’invalidità specifica” ed è riservata solo ad alcune categorie di lavoratori dello spettacolo, tra cui anche i musicisti.

ATTENZIONE

Prima che l’Enpals confluisse nell’INPS la regola era che lo sfortunato artista doveva avere almeno 5 annualità (600 contributi) di cui almeno 2 nei cinque anni antecedenti alla domanda. Non risulta alcuna norma che l’abbia cambiata, ma la pagina INPS che la descrive appare confusa e contraddittoria. Nel caso, si consiglia di rivolgersi ad un buon patronato o ad agire per vie legali.


22.  Ho suonato per vari periodi in Svizzera. E’ possibile recuperare i contributi relativi.

Risposta: I contributi versati presso le principali casse di previdenza dei paesi europei (tra cui principalmente la Svizzera e la Germania) in periodi antecedenti il 5 maggio 2002 sono “trasformabili” in contributi Enpals, sia ai fini delle annualità, che per il calcolo della futura unica pensione “italiana”.
Bisogna considerare però che solo in Italia c’è un ente di previdenza specifico per i gli artisti (120 contributi per una annualità, etc) e inoltre le percentuali applicate sui compensi sono diverse, pertanto l’ENPALS effettuerà un ricalcolo dei contributi esteri che potrà apparire penalizzante in termini di “giornate lavorative” attribuite, ma assolutamente non un “franco svizzero o francese” né un “marco tedesco” andrà perso nel calcolo della pensione.
ATTENZIONE. E’ assolutamente necessario produrre delle prove che il lavoro reso “all’estero” sia di natura artistica (contratti, manifesti, depliants, etc). Infatti, essendo che in tali paesi non esiste differenza tra contributi agli artisti e contributi agli operai o agli impiegati, nel rendiconto “estero” la qualifica “artista” spesso non è indicata e l’ENPALS tende a respingere le domande o a considerarle come quelle per cui le annualita corrispondono a 256 giornate.
Vale la pena di fare bene i conti. Il recupero dei contributi esteri potrebbe essere determinante laddove si aspiri alla pensione a 60 anni (più finestra) o a 55 per le donne.


23. Dov’è ci si deve rivolgere per le pratiche Enpals?

Risposta. In massima parte le pratiche si fanno on line. Comunque, ci si può anche rivolgere  a qualsiasi ufficio periferico dell’Inps o a qualsiasi patronato. Però e purtroppo, da quando l’Enpals è confluita nell’Inps, a causa delle notevoli diversità operative dell’ex Enpals, capita spessissimo che nelle sedi periferiche o nei patronati non si riescano a risolvere pratiche particolarmente complesse (ricongiunzioni, totalizzazioni, ricerche di contributi di vecchia data, omonimie, ecc), in questi casi si consiglia pertanto di recarsi personalmente agli sportelli principali dell’ex Enpals che sono tutt’ora a Roma in via Nizza n. 156, angolo con Viale Regina Margherita … Praticamente è lo stesso palazzo della sede centrale dell’ex Enpals, sempre a Roma, in viale Regina Margherita 206.


PS. Le FAQ relative a tutele diverse dalle pensione
(disoccupazione, malattia, maternità, ecc.)
sono in preparazione.


posizioni-contributive-miste

Per coloro che hanno cambiato lavoro o che hanno esercitato un lavoro  diverso contestualmente a quello artistico,  le cd. RICONGIUNZIONI E/O TOTALIZZAZIONI sono troppo complesse da poter essere esposte in semplici F.A.Q.
Si consiglia di rivolgersi a patronati specializzati (CGIL, CISL, UIL, ACLI o altri) o, meglio ancora, all’indirizzo citato nell’ultima faq.

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