02.09.2020 – L’INSTABILITA’ DEI GRUPPI MUSICALI e il difficile rapporto con l’Enpals (Agibilità, ecc.)
L’argomento potrà essere presentata alle istituzioni nella INDAGINE CONOSCITIVA LAVORO E PREVIDENZA NELLO SPETTACOLO.
Iniziata nel febbraio 2019, cessata per motivi Covid, ma di cui si prevede la ripresa in questo autunno.

Premesse

  • La problematica risale quantomeno alla fine degli anni ’70, quando alle orchestre, ancorché instabili, cominciò ad essere richiesto il Certificato di Agibilità con le conseguenti ottemperanze notoriamente complesse.
  • L’annosa, quanto irrisolta questione, di recente è stata riportata alla attenzione di Sos Musicisti dall’iscritto Bruno Biriaco, affinché se ne dia diffusione.
  • La problematica non investe solo le big band o le piccole formazioni jazz/rock, ma anche le orchestre occasionali di musica classica non sostenute da pubbliche contribuzioni. Unica eccezione sono le orchestre da ballo con una certa stabilità che hanno trovato soluzioni unendosi in cooperative.

 

Bruno Biriaco, direttore di prestigiose big band (spesso in RAI),
di cui l’ultima in occasione dei 60 anni di carriera di Pippo Baudo (6 giugno 2019).
https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Biriaco


Sintesi

Le formazioni musicali, salvo rare eccezioni (le orchestre da ballo? … I Pooh?), sono aggregazioni instabili. A volte si formano per un unico evento, ma il “contratto” in genere viene concluso da un unico soggetto il quale, il più delle volte, è semplicemente il “capo orchestra artistico” e non il datore di lavoro degli orchestrali coinvolti nel progetto.

Appare verosimile che questa figura di “capo orchestra” non possa e non debba assumersi le responsabilità e gli oneri del “mettere in regola gli orchestrali” (*), ancorché da lui stesso convocati per motivazioni artistiche.

Lo stesso dicasi per gli organizzatori di spettacoli occasionali.
Infatti, salvo che negli eventi di spessore e con budget congrui, non è immaginabile che un committente di tal genere versi i contributi previdenziali singolarmente agli artisti singolarmente come impone la legge, per questioni di tempo e di eccessiva burocrazia.
Né, d’altra parte, si può pretendere che ciascun musicista passi all’incasso presso l’organizzatore, con la sua “fattura” per la propria quota parte del compenso della orchestra…
S’immagini una orchestra di 20 elementi.

(*) Nota: Vale la pena di ricordare che per “mettere in regola” i musicisti occorre qualificarsi come “datore di lavoro di Impresa Spettacoli” presso la Camera di Commercio e L’Inps/exEnpals, segnalare l’evento a mezzo di richiesta di Certificato di Agibilità per ciascuno di essi, versare i relativi “contributi previdenziali”, i cd. contributi minori, Inail, ecc., ritenuta fiscale (ove ricorre), riepiloghi mensili … insomma, un coacervo di ottemperanze alla portata solo di Imprese di Spettacoli di un certo spessore. Teatri stabili, grosse associazioni, cooperative, e simili.
Per saperne di più si vada alla prima parte di queste faq. http://www.sosmusicisti.org/faq-ex-enpals-2/

Le attuali discutibili soluzioni

  • Una prassi vuole che il problema si risolva con il ricorso a una impresa di spettacolo che si pone come intermediario.
    Sostanzialmente una impresa appaltante dell’evento.

Ci si chiede:
1. E’ normale questa prassi o è intermediazione di mano d’opera (vietata dalla legge)?
2. Se è legale, è normale che i maggiori costi ricadano sui compensi degli orchestrali, già di per sé molto bassi?

  • Altra prassi vuole che tutti gli “elementi” siano soci della medesima cooperativa. Formula ricorrente nelle orchestre da ballo, ma assai improbabile nelle big band del jazz e nelle orchestre occasionali della musica classica, spesso commissionate da enti pubblici (Comuni, Pro Loco) per eventi sporadici.
  • Molto diffusa, ma decisamente illegale è il ricorso a dichiarazioni di gratuità con una ricevute per rimborso “spese forfettarie” … che né Inps, né AE controlleranno mai.
    I rimborsi sono veritieri solo se “a piè di lista”.

Occorrono alternative fattibili.

Bruno Biriaco propone che un unico elemento dell’orchestra (il leader artistico? Colui che conclude l’accordo o sottoscrive il “contratto”?) possa incassare l’intero corrispettivo a nome di tutti, per poi farsi rilasciare da ciascuno elemento d’orchestra la singola fattura (o ricevuta) al momento della redistribuzione dei compensi.
A seguire, Il “capo orchestra occasionale” defalcherà per intero queste che potremmo definire “contro fatture”, come fossero spese e ciascun elemento d’orchestra provvederà autonomamente alle proprie tasse e contributi previdenziali.

In sostanza viene a crearsi qualcosa di simile a quella che era una volta la “società semplice”.
In questo caso si tratterà di una “società semplice speciale” specifica per il settore (società artistica momentanea? Altro nome?) da istituire con apposita norma per il solo ambito dello spettacolo, giacché le evidenti motivazioni sono difficilmente riscontrabili in altri settori lavorativi.

Sembrerebbe facile, … se non fosse per altri problemi di natura fiscale, tra cui l’IVA.

Infatti l’orchestra potrebbe essere composta sia da musicisti “autonomi” (L. 350/3003 art. 3. Commi 98, 99 e 100) esenti da Iva (regime forfettario fino a 65.000 euro),
sia da musicisti para subordinati soci/dipendenti di cooperative, le cui fatture invece sono soggette a Iva.

Il problema ha una unica soluzione possibile.

Sulle fatture per esecuzioni musicali dal vivo occorre l’esenzione totale dall’IVA.
Appare ai limiti dell’impossibile, ma non c’è altra via d’uscita!

Oltretutto questa soluzione incentiverebbe non poco l’uscita dal sommerso, autentica piaga del settore.
In altri termini, … lo Stato, in luogo dell’IVA avrebbe notevoli rientri in termini di Irpef.

Ultima considerazione.
Questa situazione di stallo che perdura da tempo immemorabile, non danneggia solo i musicisti, ma anche la cultura stessa della MUSICA!


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