Jazz. 100 anni dal primo disco al diritto sulle improvvisazioni.

100 anni

26.02.2017 –

100 anni di jazz su disco: dalla rivoluzione tecnologica al diritto sulle improvvisazioni.

Esattamente a 100 anni dalla registrazione del primo disco di jazz e a circa 10 anni dalla diffusione di massa degli smartphone, l’articolo di Fabio Macaluso, nato dalla collaborazione con le ricerche di Luca Ruggero Jacovella, esamina la grande rivoluzione per il diritto d’autore nel jazz, nel rock, nella world music ecc., e ricorda esserci un preciso neologismo che individua le musiche che non adottano come principale medium formativo la scrittura, ma che nel contempo si cristallizzano e si trasmettono attraverso la registrazione video-fonografica. E’ il termine “audiotattile”, formulato dal musicologo prof. Vincenzo Caporaletti nella sua rivoluzionaria “teoria di formatività audiotattile”.

L’espressione è stata adottata dal MIUR, a partire dal 2007, nella designazione dei linguaggi del jazz, della popular music e delle musiche improvvisate, rinominando le aree disciplinari dei Conservatori sulla base del riconoscimento scientifico e accademico di questo innovativo modello teorico.

Luca R. Jacovella si interessa da anni allo studio della teoria audiotattile in modo comparato con il diritto d’autore, la SIAE, e le trasformazioni tecnologiche e sociali che riguardano da vicino i performer creativi.

Luca 2

In questa direzione, nel 2013 ha lanciato un dettagliato appello pubblico rivolto alla Siae supportato da SOS MUSICISTI, delineando un percorso di necessarie modifiche al Regolamento Generale finalizzato al riconoscimento del diritto d’autore sulle improvvisazioni. Diritto che, in modo generico, veniva comunque garantito dalla legge (fin dal lontano 1865!). Le iniziative in tal senso sono proseguite fino a pochi mesi fa, attraverso interviste, articoli e lettere aperte.

Siamo però finalmente giunti alle modifiche sperate, e con esse si delinea, grazie ovviamente anche all’innovazione tecnologica messa in campo dalla SIAE, un nuovo futuro per tutti i musicisti di musiche audiotattili e per tutti i performer autori di opere estemporanee


Fabio Macaluso

(dal Blog su l’Espresso: Impronte Digitali di Fabio Macaluso)

“Proprio in questi giorni ricorre il centesimo anniversario della registrazione del primo disco 78 giri in lacca di musica jazz. Si tratta di Livery stable blues dell’Original Dixieland Jass Band guidata dal cornettista siculo-americano Nick La Rocca (il nome jass fu poi modificato in jazz per evitare, nella lingua inglese, sconvenienti assonanze con una parte del corpo molto intima).

Era il 26 Febbraio del 1917.

Fu un grande successo commerciale, destinato a incidere profondamente sul modo di ideare, produrre, distribuire e fruire la musica “popolare”, fino allora trasmessa in maniera esclusivamente orale.

Il passaggio a una forma tangibile del jazz indebolì la tradizionale contrapposizione tra la musica popolare e la musica seria o colta (essenzialmente quella classica di origine europea, trasmessa attraverso gli spartiti scritti). Difatti, l’avvento della registrazione ha affermato una nuova esperienza che consiste nel dare corpo al “testo” musicale, attribuendogli nuovi significati e valenze estetiche.

Il successo dei dischi ha inoltre costituito uno straordinario mezzo di formazione dei giovani musicisti, tra cui quelli che si affermarono diventando celebri: Louis Armstrong, Duke Ellington, Jelly Roll Morton impararono a suonare e a ideare la loro musica soprattutto attraverso l’ascolto dei dischi già in commercio.

Questo assetto non si è modificato con il passaggio agli strumenti distributivi della musica interamente digitali. La musica liquida, a dispetto del suo nome, è un’evoluzione tecnologica che discende direttamente dal metodo utilizzato quando uscì il disco di La Rocca. Sta solo scomparendo il corpus mechanicum (il vecchio supporto fisico) e, …

Continua la lettura sul blog de l’Espresso


Il recente libro di Fabio Macaluso per i tipi di EGEA

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