SIAE - conferenza stampa del 16 gennaio
2012
UNA CASTA ALL’ORIGINE DEL DEFICIT
Presso il Museo del Burcardo
(Roma), prestigiosa location di
proprietà della SIAE, si è svolta
l’attesa conferenza stampa in ordine
all’attività di risanamento della
Società Italiana Autori ed Editori
(oltre 100mila iscritti) nei primi nove
mesi di commissariamento, dall’aprile al
dicembre 2011.
Ampia ed esaustiva
documentazione, prodotta dalla SIAE
stessa, è disponibile in calce a queste
righe di commento.
Si ricorderà che la SIAE
(fondata nel 1882), con i bilanci sempre
in crescendo, …da qualche anno era
andata “in rosso”.
Visto dalla parte degli utenti
(il popolo italiano) e dei musicisti,
che ne pagano le conseguenze, viene da
chiedersi come sia possibile una cosa
del genere a fronte di tariffe autorali
tra le più alte del mondo, tutelate
dallo Stato e annualmente rivalutate su
base Istat. E’ evidente che il deficit
di gestione non può che essere
riconducibile a…“sprechi e privilegi”,
per usare due termini molto ricorrenti
in questo periodo di crisi economica
senza precedenti per il nostro paese.
Nella documentazione in calce,
pur denominata “brevi note per la
conferenza stampa”, c’è veramente tutto
(un plauso al direttore generale e ai
commissari). Si va dal riepilogo storico
della Siae con attenta descrizione della
sua natura giuridica, alla elencazione
dettagliata delle problematiche e alle
operazioni di risanamento già messe in
itinere.
Da parte nostra un breve cenno
a quella che è la principale causa del
deficit di bilancio e cioè IL FONDO
PENSIONI PER I DIPENDENTI DI RUOLO.
Una pensione “integrativa”
istituita addirittura nel ’51, quando ai
comuni mortali a malapena erano aperte
le porte di accesso all’INPS o altri
istituti previdenziali ordinari. Una
autentica perla di scelleratezza
(cessata nel ’78 per fortuna) che
garantisce e garantirà, ai 588
“privilegiati” che ne hanno acquisito il
diritto e ai loro “superstiti”, una
pensione supplementare di quasi 2.500
euro mensili. Questo fondo avrebbe
dovuto autoalimentarsi con le rendite di
alcuni specifici patrimoni immobiliari
della SIAE, ma nel tempo, questi
“palazzi” evidentemente male
amministrati, hanno finito per produrre
più spese di manutenzione che “affitti”.
Di qui l’intervento della “cassaforte
generale” della SIAE che nel 2010
(ultimo dato acquisito) ha dovuto
“tamponare” con ben 17,6 milioni di euro
(…130 milioni circa dall’inizio del
problema).
…Di qui il calcolo del
privilegio mensile medio (se la
matematica non è una opinione).
Il problema è serio.
Nonostante la SIAE sia notoriamente ben
messa economicamente (oltre 800 milioni
tra liquidità e patrimoni), con tanti
auguri di lunga vita ai privilegiati e
ai loro superstiti, in meno di
trent’anni questa “fuoriuscita”
porterebbe la SIAE sul lastrico.
Resta da aggiungere che,
essendo un “diritto acquisito”, i
commissari nulla hanno potuto fare ce
non contenere il danno affidando gli
immobili ad imprese di gestione
professionali di caratura
internazionale.
Lo stesso è stato fatto per le
proprietà immobiliari della SIAE nel
loro complesso. Sono solo voci di
corridoio quelle che ultimamente
parlavano di messa in vendita “a prezzi
stracciati” dei palazzi.
Sul documento viene riportata poi
tutta una serie di ulteriori operazioni
di “contenimento spese”, tra cui le
principali riguardano la revisione del
Fondo di Solidarietà, con l’eliminazione
dell’assegno di professionalità e
dell’assicurazione gratuita per i
ricoveri ospedalieri degli iscritti. Per
contro, viene anche eliminata la
ritenuta del 4% agli autori e del 2%
agli editori, ritenute con cui il Fondo
stesso era alimentato.
Resta confermato l’assegno di
solidarietà agli autori bisognosi.
In merito a questi “tagli”, il
direttore generale e i commissari hanno
fatto notare che, visto il numero
enormemente crescente degli iscritti
alla SIAE, questi benefici tendevano a
diventare insostenibili.
Aggiungiamo noi.
Sarebbe anche ora che si
affrontasse il problema del
caro-tariffe, che, alla fine della
fiera, ricade sulle spalle dei musicisti
esecutori in termini di “serate
disdette” o cachet depauperati.
Abbiamo più d’una volta
ampiamente dimostrato che, con una
maggiore attenzione alla evasione e un
riequilibrio delle tariffe stesse, una
manovra in tale direzione non avrebbe
alcun costo né produrrebbe danni agli
autori.
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