Risposta: Sono un particolare beneficio entrato in vigore nell’agosto ‘97 (Decreto legislativo n. 182). In seguito ad esso, se in un anno “solare” non si raggiungono 120 contributi, ma almeno 60, essi vengono automaticamente integrati a 120, cioè l’anno “incompleto” diventa una “annualità” completa.
I contributi d’ufficio vengono accordati per un massimo di dieci anni e non occorre alcuna domanda specifica per l’attribuzione.
Facendo un esempio estremo: un musicista che  ha 10 anni con soli 60 contributi per anno (600 contributi), è come se in quegli anni ne avesse avuti 1.200 (120 x 10), quindi gliene mancano solo altri 1.200 per arrivare al tetto fatidico dei 2.400.
Attenzione ancora: per i contributi d’ufficio si fa riferimento agli anni solari, per i restanti 1.200 sono annualità virtuali. In pratica possono essere messi insieme nell’arco di tutti gli altri anni lavorativi.
Un calcolo particolare ad esempio. Un musicista (Tizio) ha 10 anni in cui ha 60 contributi per anno (1.200), poi ha altri 30 anni con 40 contributi di media per anno (1.200). Tizio ha diritto alla pensione. Per di più, essendo ovviamente iscritto all’Enpals prima del ’96, può godere anche della pensione anticipata. Oggi a 62 anni.
Si ricorda che i contributi d’ufficio, come in genere i contributi figurativi (contributi attribuiti in assenza di lavoro effettivo), hanno solo valore numerico, ma non hanno alcuna incidenza sull’importo della pensione.
Infine e purtroppo, questa agevolazione non riguarda gli iscritti all’Enpals dopo il 1° gennaio 1996.