DILETTANTISMO (mancanza di equa regolamentazione) e Comma 188

LA  MANCANZA DI EQUA REGOLAMENTAZIONE DEL DILETTANTISMO
e PROPOSTA DI SOSTITUZIONE del c.d. “COMMA 188”
(pagina perfezionata in data 13.03.2021)

Il problema potrebbe non riguardare segmenti di nicchia o di cultura come il jazz e la musica classica, ma è di estrema attualità in quello del mero intrattenimento (in particolare nel settore ballo) dove, grazie ad attrezzature elettroniche un tempo impensabili, troppo spesso sono presenti SULLO STESSO MERCATO musicisti improvvisati – spesso autentici ciarlatani – i quali, con ingiustificata superficialità e/o opportunismo, si propongono sottocosto portando via il lavoro a coloro che vivono di questo mestiere, costringendoli ad operare anch’essi sottocosto per non perdere competitività.

Si aggiunga che quello dell’intrattenimento musicale è un settore in cui le occasioni di lavoro sono quasi sistematicamente serali e concentrate nei fine settimana, e si capisce facilmente come l’invadenza degli amatoriali scorretti sia un grosso problema.

D’altra parte, la musica è un’arte e come tale il dilettantismo artistico
deve essere tutelato e incentivato (lo si evince anche dalla Costituzione),
OCCORRE  QUINDI TROVARE UNA SOLUZIONE EQUA!

Per inciso, va evidenziato che questo deleterio fenomeno non si verifica nello Sport, che è anch’esso spettacolo.
Qui, infatti, non c’è ingerenza tra professionisti e sportivi dilettanti: i campi d’azione (gare o campionati) sono diligentemente separati da Federazioni Sportive riconosciute dallo Stato.

Per lo spettacolo occorre qualcosa di simile. Non è impossibile!  



L’INIQUA LEGGE conosciuta come “COMMA 188”
va abrogata e sostituita con altra norma che non apporti concorrenza sleale

A peggiorare la mancanza di regole, nella cd. Legge Finanziaria per il 2007 – oggi “legge di bilancio di fine anno” – fu introdotta  una norma, conosciuta come “comma 188″, che esenta dagli oneri previdenziali e soprattutto dalla burocrazia connessa:
1. i giovani fino a 18 anni e fino a 25 se studenti.
2. i pensionati oltre i 65 anni
3. i musicisti che hanno un altro lavoro.
a condizione che dalle “serate” abbiano un provento annuo al di sotto di 5.000 euro.

Commento.
Vada per i giovani che muovono i primi passi, vada per i pensionati che suonano in centri sociali e simili, ma non è possibile che, specie con l’attuale crisi economica, chi ha la fortuna di avere un altro lavoro possa costare il 33% in meno di chi un altro lavoro non ce l’ha!
Oltretutto, non ci vuole molto a capire che, in un settore dove raramente si chiede la “fattura”, il tetto dei 5.000 euro è a dir poco risibile.
Per di più, nonostante la norma si riferisca alle “esecuzioni dal vivo”, in mancanza di regole e di controlli, se ne giovano persino i “finti musicisti” !?!

I dettagli del c.d. “comma 188”.

Anche a seguito di successiva modificazione, l’enunciato è il seguente:

“Per le esibizioni musicali DAL VIVO in spettacoli o in manifestazioni di divertimento o in celebrazioni di tradizioni popolari e folkloristiche effettuate da giovani fino a diciotto anni, da studenti fino a venticinque anni, da soggetti titolari di pensione di età superiore a sessantacinque anni e da coloro che svolgono una attività lavorativa per la quale sono già tenuti al versamento dei contributi ai fini della previdenza obbligatoria ad  una gestione diversa da quella per i lavoratori dello spettacolo, gli adempimenti di cui agli articoli 3, 4, 5, 6, 9 e 10 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 luglio 1947, n. 708, ratificato, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 1952, n. 2388, e successive modificazioni, sono richiesti solo per la parte della retribuzione annua lorda percepita per tali esibizioni che supera l’importo di 5.000 euro”.

Ma, in origine, da cosa venne fuori il comma 188?
Accadeva all’epoca che i mandatari Siae, in ottemperanza della convenzione che li vedeva come “verificatori Enpals”, avendo presto capito che era controproducente per loro stessi fare “ispezioni” negli esercizi pubblici e nei tour dove i diritti d’autore sono alti e congrua è la loro percentuale, seminavano lo scompiglio in piccoli e irrilevanti pub, pizzerie del sabato sera e addirittura tra le bande e le corali amatoriali (specie nel nord-est), costringendo persino giovani bandisti alle prime armi, amatoriali di cori folcloristici, ecc., ad iscriversi all’Enpals come ordinari lavoratori dello Spettacolo.
Come?
I committenti, allorché si recavano in Siae per pagare i diritti d’autore, venivano invitati a dotarsi del Certificato di Agibilità per i singoli artisti e i singoli eventi, e a pagare i relativi contributi previdenziali.
A parte i costi, erano (e sono) procedure impensabili.
Pensiamo a un piccolo pub che si deve iscrivere alla Camera di Commercio, all’Enpals, ecc., come IMPRESA DI SPETTACOLI !?!
Fu così che la ex senatrice Helga Thaler (del trentino) e altri colleghi parlamentari proposero questo succinto comma per arginare il problema.
In prima battuta la proposta di legge si riferiva unicamente a bande amatoriali e a cori folcloristici, ma all’ultimo momento (com’era di frequente nelle “finanziarie” fino a non molto tempo fa), accadde  che altri parlamentari (?), evidentemente spinti da soggetti interessati,  – repetita iuvant – fecero aggiungere “e di divertimento”, forse neanche rendendosi conto del pasticcio che stavano combinando !?! … Infatti:

Questa non è una legge in favore del dilettantismo genuino, bensì è una norma che da 14 anni, mette i musicisti l’un contro l’altro,
alimenta il sommerso  e costringe chi non ha un secondo lavoro a dichiarare il falso!
Non ci vuole molto. … Una autocertificazione di avere una seconda posizione previdenziale su un pezzo di carta che non leggerà mai nessuno e via !?!
Si veda il recente video su YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=yfZQLV46idA&t=17s

Vale anche la pena di leggere un esaustivo articolo tratto (paragrafi 4 e 5) da Dirittodautore.it a questo link , in rete già dal 2007, ma tutt’ora attuale.


 COME RISOLVERE IL PROBLEMA?
LA PROPOSTA DI SOS MUSICISTI

Posto che il comma 188 va abrogato in ogni caso, nel rispetto delle attività musicali amatoriali genuine, occorre introdurre contestualmente una fascia di esenzione fiscale e previdenziale per TUTTI, indipendentemente se in presenza di professionisti, semiprofessionisti, con lavoro primario, studenti, ecc.  basandosi principalmente su un unico principio:
EVENTI DAL VIVO E COMMERCIALMENTE IRRILEVANTI
Cioè con budget così incongruo da non poter pagare decorosamente gli artisti e ad un tempo di “metterli in regola”, altrimenti l’evento stesso non può essere effettuato!


IPOTESI DI UN FASCIA DI ESENZIONE FISCALE E PREVIDENZIALE
così come appare nella MEMORIA presentata da Sos Musicisti alle istituzioni
in occasione della INDAGINE CONOSCITIVA LAVORO E PREVIDENZA NELLO SPETTACOLO.
Audizione del 27 ottobre 2020.

1. Eventi musicali DAL VIVO in esercizi pubblici, senza maggiorazione sulle consumazioni, con capienza di … (100 ?) posti in presenza di almeno … (3 ?) musicisti o con capienza di pubblico superiore, se in presenza di formazioni artistiche di almeno … (?) elementi.

2. Eventi concertistici DAL VIVO, senza biglietto d’ingresso o con costo inferiore a € … (da stabilire).

3. Lezioni impartite da Istruttori di strumento musicale nell’ambito della costituzione di bande amatoriali.

4. Coristi e musicisti nell’ambito di cori e orchestre amatoriali,

5. Attori e tecnici di filodrammatiche amatoriali,

6. Insegnanti di strumento nelle scuole di musica non sostenute da adeguate contribuzioni pubbliche, ancorché costituite in associazioni.

Inoltre.

  • In riferimento alle fasce di esenzione di cui ai punti 1 e 2, si indica nella SIAE l’organismo con cui INPS e AE possano stabilire una mirata convenzione per individuare gli eventi esentabili.
    La Società degli autori, presente capillarmente sul territorio è l’unica in grado di fornire il n. dei posti dei teatri, degli esercizi pubblici o la congruità economica degli eventi all’aperto.
  • In riferimento alle fasce di esenzione di cui ai punti 1 e 2, si ritiene necessario introdurre una norma specifica che definisca la musica dal vivo.
  • In riferimento alle fasce di esenzione di cui ai punti 1 e 2, è auspicabile che ai musicisti senza posizione previdenziale da altro lavoro vengano riconosciuti i contributi previdenziali a titolo gratuito. Il costo può essere agevolmente supportato dall’avanzo di gestione del INPS/FPLS (Fodo ex Enpals) – cd. “Tesoretto” – prossimo ai 5 miliardi di euro.
  • in riferimento ai punti 3, 4, 5 e 6 si propone l’esenzione fino a 10.000 euro su base annua.

IL PARALLELO CON LO SPORT

Nello Sport le esenzioni – fino a 10.000 euro – sono da sempre basate sul medesimo principio cui si ispira la suddetta proposta di SOS MUSICISTI.
cioè, sulla congruità commerciale degli eventi e non sull’età, sul doppio lavoro, ecc.
Art. 67, comma 1, lettera m del TUIR.
Unica differenza è che nello Sport le fasce di esenzioni sono considerate dilettantistiche, mentre nel caso degli eventi musicali in esenzione –
 fasce 1 e 2 – dovranno essere accessibili anche ai non dilettanti.


L’IMPORTANZA DELLA DEFINIZIONE DI
“MUSICA DAL VIVO”

Non hanno alcun senso, né il comma 188 così com’é, né la sua eventuale sostituzione,
senza una LEGGE che, a fronte del dilagare dell’uso delle basi musicali e del playback,
non stabilisca con efficacia cosa s’intende per “musica dal vivo” o “esecuzioni dal vivo”.

Al momento c’è solo una circolare del Ministero delle Finanze del 2000
emessa, tra l’altro, per altra questione.

Clicca sull’immagine per accedere alla definizione formulata da SOS MUSICISTI
e alla circolare del Ministero delle Finanze

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