Risposta:  Le regole sono cambiate più volte dalla istituzione dell’Enpals (1947) e le modalità variano, a seconda della data di iscrizione, delle annualità contributive e dalle restrizioni introdotte nelle riforme.

  • A) La categoria più fortunata (si fa per dire) è quella dei musicisti che a fine ’92 avevano maturato 15 annualità di 60 contributi ciascuna.
    Tenendo presente che “annualità” non significa “anno solare”, ma l’insieme di 60 contributi, vuol dire che coloro che al 31 dic. ’92 avevano 900 (15×60) contributi suddivisi in una arco minimo di 15 anni avevano (hanno) già maturato il “diritto” alla pensione di vecchiaia.
    PS. Per motivi anagrafici è presumibile che gli appartenenti a questa categoria siano già in pensione.
  • B) A partire dal 1 gennaio ’93, il requisito è più che raddoppiato. 20 annualità di 120 contributi ciascuna. Cioè 2.400 (20×120) contributi nell’arco minimo di 20 anni.
    Vero è che in seguito è stato introdotta una sorta di ammortizzatore (contributi figurativi d’ufficio – si veda alla faq n. 20) per cui i 2.400 contributi  possono anche scendere fino a 1.800.
  • C) A partire dal 1 gennaio ’96, con l’introduzione del cosiddetto “sistema contributivo” (…riforma “Dini”, dal nome dell’allora capo del governo) il numero minimo delle annualità e sceso da 20 a 5. Cioè: soli 600 contributi nell’arco dell’intera vita lavorativa. Mentre è stato introdotto un secondo requisito. Il montante contributivo (il totale) deve produrre una pensione di almeno 1.2 volte il valore dell’assegno sociale.
    Inoltre, l’importo della pensione che verrà erogata sarà esattamente proporzionale al “montante” degli interi contributi versati e non proporzionale alle migliori annualità (come nel sistema precedente).
  • D) A Partire dal 1 gennaio del 2012 (riforma Fornero), sono stati reintrodotte le 20 annualità contributive ed è stata elevata la soglia del montante da 1,2 a 1,5.
    Chi non ha raggiunto queste soglie, dovrà aspettare i 70 anni di età per vedersi tornare indietro i denari del “proprio conto contributivo” sotto forma di pensione. Chi invece ha raggiunto tale soglia, può andare in pensione a 67 anni (dal 2019).