MANIFESTO DEI MUSICISTI – cap 1 (il sommerso)


Molto verosimilmente il SOMMERSO deriva da:

  1. Estrema complessità delle norme del sistema previdenziale. Complessità che è causa di mancanza di conoscenza, con conseguente disaffezione e perdita di fiducia nell’Ente.
    La complessità delle norme si riflette persino negli Uffici INPS e nei Patronati, dove è raro incontrare addetti in grado di fornire giuste informazioni e/o assistenza.
    La complessità, a sua volta, deriva:


1a) dalle numerose riforme sul lavoro, pensate per altri settori senza tenere conto che quello dello Spettacolo è totalmente atipico.

1b) dalla struttura stessa del FPLS (ex Enpals) che prevede tre raggruppamenti di lavoratori di cui solo il primo (raggruppamento A) è formato dai lavoratori dello Spettacolo in senso stesso, cioè pagati a giornata (intermittenti) per i quali una annualità contributiva equivale a 120 giornate.
Un retaggio del ’47, allorché l’ente fu istituito per la totalità dei lavoratori dello Spettacolo, fino ad allora mancanti di una Cassa Previdenziale.

A partire da epoche successive, e in particolare dal 2012, anno in cui l’Enpals è confluito nell’INPS, i soggetti rientranti nei raggruppamenti B e C (pagati a mensile e con “annualità” contributive non a 120 giornate, ma a 260 giornate o a 312), ancorché artisti (è solo il caso degli orchestrali delle rare fondazioni) potrebbero  tranquillamente essere ricondotti tra quelli “normali” dell’INPS  (operai e impiegati).La burocrazia ne risulterebbe notevolmente semplificata!

Nota. Le complessità dovute alla obsolescenza di cui sopra si evince dalla stessa pagina web dell’INPS (destinata all’utenza). Pagina che illustra il FPLS (Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo – ex Enpals).

Per inciso, la pagina riflette la nota circolare INPS n. 83 del 2016, l’ultima in ordine di tempo. Circolare destinata agli addetti ai lavori di difficile lettura anche per essi stessi.

Ebbene, per il comune utente, la pagina web è pressoché illeggibile proprio perché entra nei complicati calcoli pensionistici relativi alle ipotetiche posizioni “miste”, cioè di quei lavoratori che potrebbero avere contributi nei tre raggruppamenti.
Ipotesi queste assai remote.

Un esempio:

Una cantante con contribuzioni nel gruppo A (pagata a giornata), potrebbe avere contributi nel raggruppamento B o C, quale cassiera di un cinema (pagata a stipendio mensile) vuoi a tempo determinato, vuoi assunta a tempo “indeterminato”.
Ci si domanda: che differenza c’è se la cantante in questione invece che la cassiera di un cinema fosse la cassiera in un supermercato?
Se non si trattasse di un cinema, il caso rientrerebbe in una normale “ricongiunzione”, … e lo stesso accadrebbe se la cantante in questione avesse fatto di mestiere la titolare di un negozio (con contributi presso il fondo dei commercianti), l’operaia, l’impiegata di banca, ecc!

Inoltre, anche nel caso di un orchestrale con contributi nel raggruppamento A che, entrando in una orchestra stabile (fondazione) comincia a ritrovarsi contribuzioni a 312 giornate per annualità, non ci sarebbe alcun problema con le ricongiunzioni ordinarie.

Se poi si aggiunge che gran parte dei lavoratori dello Spettacolo ha posizioni contributive per altro lavoro diverso dallo spettacolo, la complessità burocratica diventa esponenziale.

Detto questo, appare logico pensare (tra l’altro) che, proprio a causa di queste illogiche complessità, il FPLS (ex Enpals) è forse l’unica sezione dell’INPS che non riesce a fornire le proiezioni sulle future pensioni.

  1. Costi eccessivi dei contributi stessi per la maggior parte degli eventi dove i budget sono bassissimi.

Posto che nel comparto, non solo a causa della crisi, ma anche per motivi culturali o di mera ambizione di esibirsi, abbondino le offerte di prestazioni di spettacoli a basso costo (spesso anche a titolo gratuito),  è mai possibile ipotizzare “riemersione” se il costo dei contributi previdenziali è del 33% a cui vanno aggiunti i cd. contributi minori e le ritenute fiscali?

Per non parlare poi dell’IVA!
Infatti, a fronte di committenti che il più delle volte non detraggono l’imposta (associazioni culturali, pro loco, comitati spontanei, intrattenimenti privati, ecc.) l’IVA ricade totalmente in capo agli artisti!
Come dire che, su un compenso lordo di 50 euro (cosa non rara), in tasca all’artista “in regola” rimarrebbero meno di venti euro !!!

  1. Mancanza di equa regolamentazione del settore amatoriale che costringe i musicisti professionisti ad operare sullo stesso mercato insieme ai semiprofessionisti e ai musicisti amatoriali. Questi ultimi addirittura in esenzione contributiva (ai sensi del cd. comma 188).

In ambito musicale, specie in quello non di nicchia, sono presenti sullo stesso mercato, professionisti, semiprofessionisti (cioè con altro lavoro primario), amatoriali genuini, amatoriali scorretti (che fanno profitto sulla mancanza di regole certe e di controlli) e persino ciarlatani che, nel settore orchestre da ballo (che è il più consistente), calcano palchi in Playback imbracciando strumenti che non saprebbero mai suonare.

Alle istituzioni preposte alle verifiche (molto verosimilmente) sembra non interessare l’evasione nel settore, forse proprio perché le normative sono complesse e illogiche (atteggiamento di tolleranza).
Di conseguenza: … nessuna sanzione neanche per gli amatoriali scorretti e i ciarlatani che hanno interesse nella mancanza di controlli?
Risultato: anche i professionisti, per sostenere la concorrenza, sono costretti a “suonare in nero”!

  1. La diffusa consapevolezza tra i musicisti che, a fronte di compensi scesi ai minimi storici e ormai sotto il limite del decoro, e in assenza pressoché totale di controlli, serva a ben poco il “sacrificio” di versarsi (o farsi versare) i contributi previdenziali allorché è certo che sarà troppo difficile “maturare” il diritto alla pensione.

Infatti, sono autentici impedimenti:
a) la soglia di sbarramento delle “annualità contributive”  elevata già dal ’93 (le 120 “giornate” per 20 annualità, in luogo di 60 per 15 annualità).
b) la soglia di sbarramento sul “montante contributivo” introdotta dalla c.d. Riforma Dini (legge 8 agosto 1995, n. 335) e inasprita dalla c.d. Riforma Fornero (legge 28 giugno 2012, n. 92).
Nota: Queste furono misure a salvaguardia dell’intero sistema previdenziale nazionale, ma certamente non pensate per i lavoratori dello spettacolo. L’argomento è trattato nell’allegato n. 1.

Ma c’è di peggio. L’unica norma che regolamenta il settore amatoriale è il c.d. comma 188, Da 13 anni è un autentica perla di incostituzionalità a svantaggio dei professionisti.

  1. Incidenza dei costi eccessivi del diritto d’autore, che depauperando a monte i budget, finiscono per ricadere sui compensi e infine anche sul sommerso. (si vada al cap. 3 di questo Manifesto).

 Occorrerebbe una INDAGINE sulla equità delle tariffe Siae, che paiono decisamente esose rispetto ad altri paesi della UE e non solo.