MANIFESTO DEI MUSICISTI – Cap. 2 (previdenza)

INPS ex Enpals

PREVIDENZA (INPS, ex Enpals)

Le complicate regole per il versamento dei contributi,
la burocrazia “da cantiere” per l’assunzione degli artisti
e gli “sbarramenti” insuperabili per accedere alla pensione
sono tra le principali cause della dilagante
EVASIONE CONTRIBUTIVA.

A monte della esposizione critica di questo capitolo, va rilevato che il malfunzionamento del sistema previdenziale degli artisti, all’epoca dell’Enpals non era addebitabile all’apparato amministrativo, ma, come enunciato nel sottotitolo, esclusivamente alla obsolescenza delle normative. Anzi è doveroso sottolineare che, dall’insediamento del dott. Massimo Antichi, subentrato alla direzione generale exEnpals nel novembre 2000 dopo lunghi periodi di Commissariamento, al 2011 (ultimo anno prima della confluenza nell’Inps), l’ente era arrivato gradualmente ad un alto tasso di efficienza, specie per i tempi di erogazione delle prestazioni e per i meccanismi informatici che funzionavano sicuramente meglio di adesso.
E’ sotto gli occhi di tutti che, con l’accorpamento dell’Enpals alll’Inps, il sistema ha subito un notevole passo indietro!
Verrebbe da dire: “si stava meglio quando pensavamo di star peggio!”

BREVE STORIA DELL’ENPALS
– lavoro subordinato o lavoro autonomo? -

LAVORO SUBORDINATO

Non tutti sanno che ai sensi della legge istitutiva dell’Enpals (n. 708 del ’47) il lavoratore dello Spettacolo è considerato “subordinato” con una unica eccezione:

  • registi, grandi concertisti e pochi altri assimilabili, ma gli obblighi contributivi e ricadono comunque in capo all’organizzatore (committente).

A seguire, dal 2003,

  • i musicisti che per libera scelta si iscrivono all’Ente col cod. 500 – lavoratori autonomi esercenti attività musicali  (norma giuridica molto discutibile).

Prima delle valutazioni critiche, vale la pena di riflettere su quali erano le figure dello Spettacolo alle quali faceva probabilmente riferimento il legislatore nel ’47.

Dal Certificato di Agibilità (e dalla “cauzione”), che all’epoca veniva rilasciato per periodi continuativi per lo più di natura stagionale, appare molto verosimile che il “sistema” sia stato studiato a misura di “compagnie teatrali” o di “avanspettacolo”.
E intuibile quindi che, all’epoca, il legislatore era ben lontano dal pensare che di lì a meno di una trentina d’anni il mondo dello spettacolo avrebbe subito cambiamenti così profondi da prevedere il cambio del datore di lavoro anche giorno per giorno.
E’ accaduto di conseguenza che le regole per i versamenti contributivi, pensate in origine per artisti assunti “a stagione” o “a mese” (come sopra evidenziato), siano diventate via via inadeguate fino a portare proprio il settore dei musicisti a detenere il deplorevole primato del “sommerso”.

Tantissimi, per riuscire a costruirsi una posizione pensionistica e anche per agevolare il lavoro stesso, hanno risolto il problema organizzandosi in cooperative, ma a causa delle innumerevoli riforme sul lavoro succedutesi nel tempo, che non hanno mai tenuto conto della estrema atipicità del mondo dello spettacolo, anche per le cooperative “mettere in regola” un musicista/socio oggi è una autentica croce.

LAVORO AUTONOMO

Il legislatore, anni fa (2003), ha tentato di risolvere il problema con l’introduzione facoltativa della figura del “lavoratore autonomo esercente attività musicali” (cod. Enpals n. 500).
La formula, seppur fallace ai sensi del codice civile, dove tra l’altro si legge (art. 2233 comma 2) “In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione”, potrebbe anche funzionare, ma occorrerebbe una partita Iva specifica, semplificata al massimo, e soprattutto va rilevato che il legislatore si è “dimenticato” che il musicista ha dei costi di produzione. Attualmente il musicista “autonomo”  versa i contributi previdenziali sul lordo dei compensi! Superficialità? Frettolosità? La sostanza non  cambia. Siamo di fronte all’assurdo!
Così com’è … questa “leggina” è un’altra perla di inefficienza legislativa come il c.d. Comma 188.

UNA SOLUZIONE FUNAMBOLICA

Alcuni commercialisti, per dare la possibilità “ai musicisti autonomi” di detrarre le spese dall’imponibile, sono arrivati ad architettare delle partite Iva con doppia contabilità, una per la prestazione artistica e l’altra per la fornitura delle attrezzature (strumenti musicali, impianti di amplificazione etc.). Grottesco è dir poco. Risultato?… Gli iscritti Enpals col codice 500, tranne quando devono “fatturare” per forza per non perdere il lavoro, continuano ad andare a nero.

MA NON FINISCE QUI’ … IL COLMO !?!

Un musicista musicista con partita Iva, se per i contributi da “serate” deve versare alla Gestione exEnpals, per l’attività d’insegnamento in una scuola privata deve versare  alla c.d. “gestione separata” e con procedure completamente diverse!
In pratica, si ritroverà con due posizioni previdenziali diverse la cui “ricongiunzione” ha una procedura a dir poco diabolica !?!

Nota. Il problema non riguarda gli iscritti all’Inps o all’exEnpals dal ’96 (sistema contributivo). L’istituto della “Totalizzazione” comporterà d’ufficio il cumulo di tutti i contributi versati.

L’INARRESTABILE AVANZARE DELLA BUROCRAZIA E’ UN CRESCENDO ROSSINIANO.

Le procedure, scritte per altri, allorché vengono imposte agli artisti assumono aspetti grotteschi.
Ci si perdoni l’ironia, ma viene in mente il crescendo rossiniano de “la calunnia è un venticello” dal Barbiere di Siviglia;  “piano piano” siamo arrivati a procedure più complesse che per gli operai dei cantieri. Denuncia del lavoratore/musicista a mezzo Agibilità Enpals anche giorno per giorno (con dati anagrafici, luogo di lavoro e salario), Inail, contributi minori, leggi sulla sicurezza, visite mediche, UNIEMENS, etc. Tutte queste incombenze anche per il gestore di un bar che dovesse far musica per una inaugurazione o per un qualsiasi evento occasionale.

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Nota: E’ bene ricordare che sia il famigerato comma 188 che quella che istituì la categoria dei lavoratori autonomi esercenti attività musicali (cod Enpals 500), norme di dubbia costituzionalità e comunque mal formulate, ebbero origine entrambe dalla ex Convenzione Siae/Enpals, che, pur nella sua buona intenzione di far “riemergere” il settore, ebbe una grave carenza: non fu preceduta da alcuna riforma semplificativa dell’obsoleto meccanismo previdenziale.

 

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