ultime modifiche: 27.02.2018
In fondo alla prima pagina le prime notizie sulla nuova legge sullo Spettacolo dal Vivo,
anche detto CODICE DELLO SPETTACOLO.


Il MANIFESTO DEI MUSICISTI è una esposizione in 4 capitoli

delle principali criticità che affliggono il mondo della musica e dei musicisti,
le cui conseguenze  hanno portato il settore a detenere
il deplorevole primato del
LAVORO SOMMERSO.

E’ difficile da credere, ma, anche se non esistono stime ufficiali,
si presume che il “sommerso”
superi il 90 %.


  • Perché sia d’aiuto al legislatore in un processo di riforme non più rinviabile.
    Allo scopo, il dossier non poteva essere sintetico perché, unitamente al caos normativo, impera la DISINFORMAZIONE e il rischio di fraintendimenti è molto alto.
  • Perché sia d’aiuto ai musicisti stessi, giacché il settore è così eterogeneo che problemi per taluni gravissimi sono irrilevanti per altri e viceversa.

  • I quattro capitoli sono integrati da argomenti correlati (sottocapitoli) e alcune proposte legislative.
  • A seguito della incombente grave crisi economica, le questioni affrontate sono solo quelle le cui soluzioni non imporrebbero costi rilevanti per lo Stato. Anzi, liberare la musica dalle catene della burocrazia ha costo ZERO!


 

Di seguito l’INTRODUZIONE e il SOMMARIO,
dai quali, con dei comodi link, si può accedere ai 4 capitoli, ai vari sottocapitoli e approfondimenti,
e ad alcune bozze di proposte di legge.

il documento è “work in progress”

Inviare commenti e suggerimenti a: info@sosmusicisti.org


Non è una novità che nel mondo della musica regni un disordine legislativo che non ha pari in nessun altro settore. Alle normative, di per se obsolete, si sono aggiunte nel tempo le innumerevoli riforme sul lavoro, le quali non hanno mai tenuto conto della estrema atipicità del mondo dello spettacolo.

Le nostre lotte, le nostre richieste di legalità, continuamente scavalcate dall’incessante susseguirsi di pur altri gravi problemi, oggi sono ancora una volta a rischio di disattenzione per ciò che di peggio non poteva accadere: una crisi economica senza precedenti, foriera di disoccupazione e recessione.

Principale obiettivo di questo documento è quello di dimostrare che gran parte delle nostre criticità sono di carattere burocratico, quindi risolvibili nonostante la crisi. Cioè, con interventi legislativi A COSTO ZERO!
Occorre solo ATTENZIONE e BUONA VOLONTA’.

Riassumendo:

  • Impossibilità di adattarsi a normative non scritte per loro.
  • Lavoro rarefatto, nel sommerso e con compensi al di sotto del comune senso del decoro, anche a causa della presenza incontrollata sul mercato di quanti lavoratori dello spettacolo non sono, ma che, grazie alle moderne tecnologie “fingono” letteralmente di essere musicisti.
  • Impossibilità di costruirsi una posizione previdenziale. Tantissimi hanno messo da tempo i capelli bianchi e dovranno vedersela con una triste vecchiaia da indigenti.
  • Alti costi dei diritti d’autore (Siae) che, depauperando a monte i budget, finiscono per ricadere sui cachet già bassi di per se per tante varie ragioni, tra cui la crisi economica.

  • La musica dal vivo sta andando in malora sopraffatta dal playback dilagante e dalla deejaymania, e l’ineducazione musicale ha superato ogni limite. La gente chiama “tromba” il clarinetto, il sax e qualsiasi strumento si suoni con la bocca e i bimbi si stupiscono che la fisarmonica funzioni senza “pile”.
  • Le scuole di musica (non statali), unico baluardo al disastro di cui sopra, sono sopraffate da palestre, piscine, scuole di calcio, volley, scherma, judo, karate etc. Scuole queste che hanno tutte la medesima caratteristica: non occorre studiare.

Per contro, nella scuola pubblica, mentre oltre 80 – tra Conservatori e Istituti parificati – continuano a titolare migliaia di disoccupati della musica (6.000 nel 2012, per un presumibile totale che supera abbondantemente la soglia dei 100.000), si assiste impotenti al grande paradosso: manca il pubblico! Continua a mancare (come detto sopra) l’educazione musicale di base. Quella che in altre nazioni comincia dall’asilo.

Salvo che ai grandi eventi, ai concerti di musica classica ci sono sempre quattro gatti sonnecchianti in attesa di svegliarsi per il rituale del bis finale. Di giovani neanche l’ombra, tranne qualche allievo o collega di coloro che sono sul palco. Capita spesso che all’ultimo momento ci siano modifiche al “programma di sala”, ma non è un problema: non se ne accorge nessuno.

Paradossalmente, lo stesso sta avvenendo nei locali giovanili dove viene proposta “dal vivo” musica non classica, ma di qualità. Le esibizioni vengono percepite come musica da sottofondo tra una birra e l’altra, spesso con una sensazione di fastidio appena il volume si fa un po’ eccessivo. Solo le grandi rockstar fanno il pienone, ma non è questione di cultura, piuttosto del contrario.


Cliccare sui titoli per accedere alla premessa, ai capitoli e agli argomenti correlati!

(In calce le proposte di legge passate e future)

L’enorme ventaglio di figure professionali presenti nel settore della musica è una atipicità che, ai fini della soluzione dei problemi, è tutt’altro che agevolante.

Inoltre, la totale mancanza d’insegnamento delle regole del lavoro (a partire dai conservatori), definibile come “mancanza di professionalizzazione” o “mancanza di conoscenza del lessico professionale”, è il problema a monte, spesso foriero di incomprensioni e di sterili contrapposizioni tra i musicisti stessi.

          ARGOMENTI CORRELATI A QUESTA PREMESSA:


– Cliccare sull’immagine per accedere al cap. 1 e in basso per i sottocapitoli –

Al di là della semplificazione delle normative e di quant’altro descritto nei tre capitoli successivi, è indispensabile una regolamentazione del comparto amatoriale.
Infatti, fatta eccezione per settori di nicchia quali il jazz e la musica classica, in quello specifico dell’intrattenimento sono presenti SULLO STESSO MERCATO e in maniera consistente sedicenti dilettanti che nella realtà spesso sono autentici ciarlatani (finti musicisti), e in generalizzata assenza di verifiche godono addirittura di “esenzioni” (si veda al sottocapitolo “comma 188”).

          SOTTOCAPITOLI


– Cliccare sull’immagine per accedere al cap. 2 e in basso per i sottocapitoli –

Le complesse regole per il pagamento dei contributi previdenziali e di altri contributi minori, unitamente alla burocrazia “da cantiere” per l’assunzione degli artisti sono tra le principali cause della dilagante EVASIONE CONTRIBUTIVA.

          SOTTOCAPITOLI


– Cliccare sull’immagine per accedere al cap. 3 e in basso per i sottocapitoli –

Non è facile uscire dal dilagante sommerso se i costi per i diritti d’autore incidono eccessivamente sui budget degli eventi.

          SOTTOCAPITOLI


 

– Cliccare sull’immagine per accedere al cap. 4 e in basso per i sottocapitoli –

Le scuole di musica  sono l’unico baluardo ad una deriva culturale musicale che non ha pari in altri paesi, ma sono in perenni difficoltà economiche per via delle LEZIONI INDIVIDUALI.
Viste le comprensibili difficoltà di poterle sostenere con contributi pubblici, occorrono almeno mirate “defiscalizzazioni”

          SOTTOCAPITOLI


APPENDICE

In questa perdurante EMARGINAZIONE del settore, la SFIDUCIA e la RASSEGNAZIONE hanno ormai preso il sopravvento: NOI MUSICISTI stessi non ci eravamo nemmeno accorti che nella passata legislatura (la XVI) c’erano ben due Disegni di Legge che avrebbero dovuto risolvere i nostri problemi: l’ex C. 136 (e altri accorpati – legge quadro per lo spettacolo dal vivo) e l’ex DDL 1550 (ed altri accorpati – tutela dei lavoratori dello Spettacolo). Entrambe non arrivarono neanche alle Camere. … Cinque anni buttati al vento!

Dei due, il secondo Disegno di Legge, la cui prima firmataria era l’ex deputata Fiorella Ceccacci Rubino (di professione: attrice), che a nostro avviso era il più urgente perché attinente il lavoro degli artisti, il sommerso, ecc., ormai decaduto, giace nel dimenticatoio della Commissione Lavoro, dove (per inciso) si trascinava da ben 5 legislature!

E c’è di peggio: nei primi tre anni della recente VII legislatura (Monti, Letta e Renzi) nessun parlamentare (tra i ben 945) si è preso la briga di “rispolverarlo”.
In passato, non era mai accaduto!

Ma qualcosa sta per cambiare?
Nella recente legge CODICE DELLO SPETTACOLO (n. 175 del 22 novembre 2017) c’è un passaggio che stabilisce che entro 12 mesi il governo dovrà affrontare proprio queste questioni.
Si veda di seguito.


Il 22 novembre 2017, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il CODICE DELLO SPETTACOLO.
La legge di riordino dello Spettacolo dal Vivo che aveva preso il via nel 2008 con gli allora deputati Gabriella Carlucci e Emilia De Biasi.
Successivamente rilanciata nel 2016 dall’On. Roberto Rampi e infine promossa come Disegno di Legge (DDL) dalla XVII Commissione del Senato (Cultura e istruzione).

Come era immaginabile, dopo tanti anni di attesa, ci troviamo di fronte ad una legge estremamente corposa la cui gran parte tratta di incentivi economici. Però, per la prima volta c’è un incremento del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) in direzione dello Spettacolo dal Vivo di tipo popolare, come la musica non classica.
Vale la pena di ricordare che a tutt’oggi il FUS, (circa 340 milioni nel 2017) quasi per metà destinato agli Enti Lirici, per il resto al cinema,  teatro, danza, circo e spettacolo viaggiante.

Senza entrare nel merito dell’intero dell’intero corpus della legge ci preme evidenziare quanto riguarda direttamente le finalità di SOS MUSICISTI, e cioè il riordino e la semplificazione burocratica che è stato inserito nella lettera “L” dell’art. 2, comma 4:

“Riordino e introduzione di norme che, (omissis), disciplinino in modo sistematico e unitario, (omissis), il rapporto di lavoro nel settore dello spettacolo, (omissis), tenuto conto del carattere intermittente delle prestazioni lavorative con riferimento alle  specificità  contrattuali  e alle tutele sociali, anche PREVIDENZIALI e ASSICURATIVE”

Poche righe che impongono al governo (… ormai al prossimo) di rivedere il caotico sistema previdenziale che denunciamo da sempre, principale responsabile del sommerso dilagante, le tante inutili complicanze burocratiche, ecc.
Parrebbe che la memoria/denuncia di SOS MUSICISTI che abbiamo fatto pervenire da subito, nella prima fase, quella della Commissione Senatoriale, abbia sorto il suo effetto.

Verrebbe da dire: “Ah! Finalmente ci siamo”, ma è ancora troppo presto per ritenersi soddisfatti. Perchè?

Il Codice dello Spettacolo è una legge cosiddetta  “di delega”, cioè: non è un insieme di norme che hanno effetto immediato, ma una legge che IMPEGNA IL GOVERNO ad emettere una serie di provvedimenti, entro un certo periodo. Dodici mesi in questo caso.
Quindi saranno i Ministeri di competenza del prossimo Governo che avranno il compito di trasformare questa legge in cosiddetti “Decreti legislativi (anche chiamati decreti Attuativi)
Solo allora si passerà dalle parole ai fatti. Basteranno 12 mesi?
Due se ne sono già andati, altri due se ne andranno fino alle nuove elezioni, poi ci sarà da aspettare che i Ministeri si ricompongano, insomma il dubbio che qualcosa possa non andare per il verso giusto è molto verosimile.

A breve questo argomento sarà integrato da argomenti più mirati.

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