Storia delle scuole di musica

Relazione particolareggiata della situazione
perennemente precaria degli operatori.

(Argomento correlato al cap. 4)

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LA STORIA

E’ tradizione secolare che i musicisti professionisti (cosiccome i grandi compositori del passato, parallelamente all’attività artistica, esercitino anche quella dell’insegnamento della musica, quasi sempre con il penalizzante rapporto di 1 a 1 tra insegnante e allievo (si veda al punto successivo).
Va anche tenuto in debita considerazione che questo è sempre stato il più diffuso sistema per tramandare la non facile arte di “suonare uno strumento musicale”.

Nell’ultimo ventennio questa attività, (si stima 60/70mila soggetti ) un tempo secondaria, ma sempre precaria per antonomasia, è diventata pressoché prioritaria in considerazione della crescente difficoltà nel “fare spettacoli” con congrui compensi.

In parole povere, oggi, per la maggior parte dei musicisti, l’attività dell’insegnamento privato, pur per modesti guadagni, risulta determinante per “sbarcare il lunario”.

Potrebbe costituire unica eccezione la situazione di insegnanti che operano delle rare scuole, ancorché private, che godono di congrui sostegni economici da parte di enti pubblici o privati.


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LA LEZIONE INDIVIDUALE

Modalità d’insegnamento indispensabile
e ad un tempo assolutamente penalizzante dal punto di vista reddituale.

lezione di musica

Il codice civile, alla definizione di professione intellettuale, affianca la specificazione che il compenso sia adeguato al decoro della professione (art. 2233 comma 2), ma… “un adeguato compenso” è praticamente un sogno per i musicisti/insegnanti del settore privato, per una peculiarità unica di questa attività: LA LEZIONE INDIVIDUALE (rapporto uno a uno tra allievo e insegnante).

Mentre in scuole di altro genere, sia in campo artistico che culturale o sportivo, le lezioni sono in genere collettive, solo nelle scuole di musica la lezione individuale è imprescindibile, giacché è tecnicamente impossibile arrivare a far suonare più allievi contemporaneamente se ciascuno di essi non viene preparato individualmente almeno per una ora a settimana e per un sufficiente numero di anni, proporzionalmente all’impegno dell’allievo, alla sua predisposizione naturale (il c.d. “orecchio”) e all’obiettivo che si intendere raggiungere.

A riprova si noti che anche nei conservatori, se si escludono i corsi collaterali, le LEZIONI DI STRUMENTO sono individuali e così è anche nei corsi pomeridiani delle scuole medie ad indirizzo musicale.

Lo stesso COMITATO PER L’APPRENDIMENTO PRATICO DELLA MUSICA (emanazione del MIUR – vedi citazione al p. 4), ne rileva la imprescindibile necessità.


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LO SCARSISSIMO TORNACONTO ECONOMICO
PER I PROMOTORI DELLE SCUOLE,
E DI RIFLESSO PER GLI INSEGNANTI

Le rette che generalmente si pagano per frequentare una scuola di musica non si discostano di molto da quelle di palestre, piscine o anche scuole di danza, recitazione, ecc. e oscillano tra 50 e 80 euro mensili, di più non si può chiedere, specie in provincia. Le famiglie non potrebbero permetterselo.

Le ore utili sono solo quelle pomeridiane e di conseguenza gli allievi gestibili per ciascun insegnante raramente arrivano a una ventina.

Tolte le spese per la gestione della scuola (dal 30/50 %), resta un lordo per ciascuna ora di circa 10/12 euro.
Con questa somma occorre pagare l’insegnante e “metterlo in regola”. Impossibile!
Per l’insegnante ne deriva un reddito annuo che raramente supera i 10.000 euro, …quando tutto va bene, poiché essendo l’apprendimento della musica molto più impegnativo della frequenza di palestre e simili, gli allievi tendono spesso a “recedere”.
E il problema è “a vita”a vita e non riconducibile alla attuale crisi che, peraltro, è un elemento peggiorativo.

Si noti anche che le ore di esercitazioni di “musica d’insieme” e quelle per preparare i “saggi”, sono generalmente effettuate a titolo gratuito, sempre per lo stesso motivo di cui sopra: “le famiglie non possono spendere oltre”.

Considerando inoltre che un musicista/insegnante deve comunque “lavorare” per se stesso almeno un paio di ore al giorno, per organizzare le lezioni, tenersi in allenamento col proprio strumento, ampliare il repertorio, etc., va da sé che per 10.000 euro l’anno si è impegnati praticamente “a tempo pieno”.

C’è da aggiungere che la scarsa redditività non riguarda solo gli insegnanti, ma anche e soprattutto i  promotori stessi delle scuole.
Non è affatto raro che siano loro stessi che, oltre che seguire qualche allievo per il proprio reddito, dedichino le poche ore libere alle operazioni di contabilità (per risparmiare la segretaria) o addirittura alla pulizia dei locali stessi della scuola.
Infine, ciliegina sulla torta, con le ultime restrizioni sul lavoro occasionale e sulle partite Iva della cosiddetta legge Fornero (n. 92 del 29 giugno 2012), i promotori delle scuole di musica corrono il serio rischio di ritrovarsi a dover assumere gli insegnanti a tempo indeterminato.
Addirittura molte scuole civiche stanno chiudendo per questo motivo.
Per le altre non c’è alcuna soluzione. Operare nel sommerso, ancorché parziale.

E’ a dir poco mortificante!

Semplici paralleli con altre forme di lavoro.

Un insegnante di conservatorio si rapporta mediamente con 10/12 allievi per i quali, oltre ai benefici del “posto fisso”, percepisce annualmente almeno 20.000 euro AL NETTO DI TASSE. …E alla struttura, al bidello, alle bollette, etc. …ci pensa lo Stato.

Più o meno altrettanto è il reddito di un insegnante di musica della scuola media, di un impiegato o di un operaio specializzato.

Il che è come dire che se un musicista/insegnante dovesse lavorare “in regola”, a parità di ore lavorative, guadagnerebbe meno di un quarto delle categorie summenzionate. Oltre al perenne stato di precarietà.
Una babysitter guadagna di più!


4

LA FUNZIONE INSOSTITUIBILE
DEI MUSICISTI INSEGNANTI

E’ un luogo comune affiancare l’arte di suonare uno strumento al concetto di divertimento, ma non è così. Specie se si suona dal vivo.
La musica ha una funzione educativa insostituibile. E’ provato che essa promuova l’integrazione delle diverse componenti della personalità: quella percettivo-motoria, quella cognitiva e quella affettivo-sociale.

Pertanto l’arte della musica andrebbe imposta fin dall’infanzia al pari di quanto avviene con carta, matite e pennarelli!
Nel nostro paese il ritardo è ormai “generazionale”!

Come giustamente conclude il documento FARE MUSICA TUTTI, del Comitato Nazionale per l’Apprendimento pratico della Musica (una emanazione del MIUR dal 2006), dovrebbe essere lo Stato a risolvere il problema all’interno della scuola pubblica.
Pochissimo è stato fatto finora e niente di più potrà essere fatto nell’immediato futuro.
Una utopia!
Occorrerebbero nuovi insegnanti, aule insonorizzate, gratuità degli strumenti. Con l’attuale crisi economica, i costi sarebbero assolutamente improponibili.

Va da se che “di fatto” le scuole di musica, tenute in piedi con estrema abnegazione dei promotori e degli insegnanti stessi, stanno da sempre surrogando lo Stato stesso.

Appare logico che vadano incentivate. Cosa si può fare in mancanza di sovvenzioni? C’è solo un percorso:


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URGENZA DI DEFISCALIZZAZIONI

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  • Le rette sulle scuole di musica vanno defiscalizzate dall’Iva in ogni caso.
  • I musicisti insegnanti, altrimenti disoccupati, presenti ormai in ogni piccolo paese di provincia, vanno esonerati da tasse e contributi entro la fascia già in essere per gli sportivi dilettanti e non solo.

Non c’è altro cui aggrapparsi per salvare il nostro paese da una ignoranza musicale dilagante che non ha paragoni tra gli stati evoluti.

per le bozze di emendamenti relativi alle defiscalizzazioni si rimanda a: bozze di emendamenti