FAQ ex enpals

 

F.A.Q. sull’E.N.P.A.L.S.

– oggi INPS/FPLS (Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo) –

già: Inps/gestione exEnpals.

Pagina aggiornata al 16.01.2020
Le informazioni provengono in gran parte dalla circolare INPS n. 83 del 2016l’ultima utile a tutt’oggi.
Eventuali inesattezze sono da ricondurre alla materia che è estremamente complessa!


Premessa

  • L’Ente di previdenza dei Lavoratori dello Spettacolo dal 1° gen. 2012 è confluito nell’INPS, ma restandone comunque un settore speciale contraddistinto dall’acronimo FPLS (Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo), pertanto quanto riportato nelle F.A.Q. è rimasto invariato. Di seguito, per comodità l’ente verrà talvolta indicato ancora come Enpals.
  • Per chi intende approfondire la materia, è utile leggere le tre successive avvertenze evidenziate in rosso.

AVVERTENZA 1
sulle difficoltà d’interpretazione delle Circolari dell’Ente

CONSIDERATO CHE:
appartengono all’Enpals tre maxi categorie di lavoratori dello Spettacolo suddivisi in tre cd. raggruppamenti.

  • Raggruppamento A.
    Gli artisti in senso stretto (musicisti, attori, danzatori, ecc), cioè coloro che NON hanno uno stipendio fisso, ma lavorano a prestazione con 1 contributo per ciascuna giornata.
    Questi lavoratori/artisti sono anche definiti “intermittenti”.
  • Raggruppamento B.
    Per la maggior parte non si tratta di artisti nel senso stretto della parola, cioè: musicisti, attori, danzatori, ecc., ma soggetti che collaborano alla messa in scena degli spettacoli. Ad esempio, nel teatro sono scenografi, sarti, tecnici in generale e anche impiegati amministrativi, rari sono gli artisti in senso stretto.
    La peculiarità di questo raggruppamento è che sono comunque retribuiti a stipendio, ma non “a posto fisso”, bensì a tempo determinato.
  • Raggruppamento C.
    Artisti (*), maestranze e impiegati a tempo indeterminato (a stipendio fisso) delle Imprese di Spettacolo.
    (*) E’ la prerogativa tipica degli orchestrali assunti nei teatri stabili e poche altre figure.
  • Gran parte delle difficoltà di interpretazione delle circolari Enpals che si sono succedute negli anni sono da ricondurre alla presenza dei raggruppamenti B e C, le quali, in maniera fuorviante, nelle circolari appaiono già dalle prime pagine.

QUESTA PAGINA E’ STATA CREATA ESCLUSIVAMENTE PER I
MUSICISTI E I CANTANTI
che sono solo alcune figure del raggruppamento A
contraddistinti dalle diciture:
ORCHESTRALI E CANTANTI ANCHE DI MUSICA LEGGERA e/o CONCERTISTI
NOTA: gli elenchi completi delle figure di lavoratori delle tre categorie si trova nella circolare INPS n. 83 del 2016 – allegato n. 1


AVVERTENZA 2

Nella pagina non ci sono riferimenti all’altra grande branca dei lavoratori dello Spettacolo che è quella dello Sport Professionistico.


AVVERTENZA 3

Considerato che il maggiore problema della categoria dei musicisti consiste nel “raggiungimento” del “diritto” della pensione, in questa pagina non vengono trattati i sistemi di calcolo per conoscere anticipatamente l’ammontare delle pensioni. Sono calcoli molto complessi.
Nel caso, si invita a rivolgersi ai patronati o a consulenti del lavoro specializzati  e,
 in ogni caso, si suggerisce di non porsi questi problemi se non nell’approssimarsi dell’età pensionabile. I patronati sono intasati di lavoro e non potrebbero essere d’aiuto.
Vale la pena di informare che l’ufficio INPS più qualificato è quello di Roma in via Nizza n. 156, angolo con Viale Regina Margherita 206. Trattasi dello stesso ufficio per il pubblico dell’ex Enpals.


NOTA
Queste F.A.Q. sono divise in due sezioni.
La prima è dedicata alla natura dell’Ente e gli obblighi di legge per “suonare in regola”,
la seconda è dedicata alle condizioni necessarie per accedere al pensionamento.


 

1.  Cos’è e di cosa si occupa l’ENPALS (oggi INPS/FPLS)?

Risposta.  L’Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport (oggi INPS/FPLS – Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo) era l’ente di Stato che disponeva della erogazione delle pensioni per il Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport professionistico. Oggi non è più un Ente autonomo, ma un Fondo dell’INPS preposto alla medesima funzione.
Presso questa istituzione, i titolari di Imprese di spettacolo (di seguito detti anche: committenti) devono pagare i “contributi previdenziali” in favore degli artisti da loro scritturati. I contributi vanno versati, per ciascuna “giornata” di spettacolo o di prove retribuite. Il datore di lavoro (committente, titolare dell’impresa, gestore, organizzatore, capo orchestra, ecc.) può esercitarne rivalsa di circa un terzo sulla paga dell’artista stesso.

  • Nota A. Dal al 1° luglio 2004 i lavoratori autonomi DEL SOLO SETTORE MUSICALE possono esonerare i committenti da questi obblighi di legge provvedendovi autonomamente (legge n. 350 del 24 dicembre 2003, art.li 98, 99 e 100).
    Vedasi in proposito anche la faq n. 4.
  • Nota B. Il contributo è pari al 33% della paga, di cui la quota a carico del datore di lavoro è del 23,81%, quella a carico del lavoratore del 9,19%.
  • Nota C. Il 33% di cui sopra si riferisce al solo contributo “per la pensione”, ma, laddove ricorra l’obbligo,  ad esso vanno aggiunte altre percentuali, pur modeste, per cd. “contributi minori” (disoccupazione, maternità e altro, e infine, il contributo INAIL.

2. Anche i committenti occasionali di piccoli eventi (jazz club, pub, ecc) sono titolari di Imprese di Spettacolo ?

Risposta.  Purtroppo sì. Nel nostro paese, la mancanza di una fascia di esenzione o almeno la semplificazione burocratica per gli eventi occasionali comporta che anche il gestore di un pub, che fa un po’ di musica saltuariamente o anche una sola volta, deve (o almeno: dovrebbe) iscriversi all’Inps (gestione ex Enpals) … con le stesse modalità della Scala di Milano (tanto per fare un esempio di illogicità burocratica). E le regole, oltretutto, sono diverse dall’assunzione di camerieri o altro tipo di personale.
Nota. I committenti sono esonerati dagli obblighi di “Datore di Lavoro” allorché scritturano:

1. “musicisti autonomi” (di cui alla nota A del punto precedente)
2. gruppi musicali costituiti “legalmente” in impresa (tipico caso delle cooperative).
3. musicisti forniti da altra Impresa di Spettacolo.

ATTENZIONE

  • Allorché un committente scrittura una band, ancorché con parvenza di società (nome artistico della band pubblicizzato su manifesti, etc), se il gruppo non è  “legalmente” costituita in impresa, i musicisti sono considerati un “insieme di artisti singoli” (lavoratori subordinati) e la responsabilità degli obblighi previdenziali resta in capo al committente.

3.  Quindi i musicisti sono lavoratori subordinati, al pari di operai e impiegati?
Per cui le responsabilità connesse al versamento dei contributi previdenziali non sono a loro carico, ma dei committenti?

Risposta.  Ai fini contributivi la risposta è sì. Salvo il caso del “lavoratore autonomo esercente attività musicale” di cui alla faq n. 4. Ed è sempre stato così e non solo in Italia.
Per di più, vale la pena di ricordare che anche in presenza di artisti palesemente autonomi, quali i registi e i grandi concertisti, le normative Enpals volevano (e vogliono) che il contributo sia a carico del committente.
Infine, è lo stesso Codice Civile all’art. 2094 descrive le caratteristiche del lavoro subordinato.
Ecco alcuni parametri:

  • lavora in luoghi stabiliti dal committente,
  • è soggetto ad un orario stabilito non da lui stesso, ma sempre dal committente,
  • DEVE eseguire repertorio consono al gradimento del pubblico nel rispetto delle indicazioni del committente, ecc.

A nulla vale il luogo comune di chi dice: “io sono un free lance, lavoro come e quando decido io e suono quello che mi pare”.
In tal senso è verosimile affermare che sono effettivamente lavoratori autonomi (free lance) unicamente:

1. Grandi concertisti e cantanti della Lirica.
2. Cd. Vip della musica pop.
3. Musicisti e/o compositori che operano nel proprio studio senza obblighi di coordinamento col committente.
4. Musicisti di strada.

ATTENZIONE

Si veda attentamente nei punti successivi perché, nonostante questo assunto, L’Agibilità Enpals e i relativi oneri  finiscono per ricadere quasi sempre sugli artisti stessi.


I LAVORATORI AUTONOMI ESERCENTI ATTIVITA’ MUSICALI

4.  Ma se i musicisti sono lavoratori subordinati com’è possibile che l’Ente stesso ammetta con facilità la figura del musicista autonomo (cod. 500 – ex 23 bis)?

Risposta:  Si tratta di tre succinti e poco chiari (*) commi (98, 99 e 100), inseriti frettolosamente nella legge n. 350 (nell’art.3) del 24 dicembre 2003, la legge finanziaria per il 2004. Disposizioni molto discutibili dal punto di vista civilistico (vedi punto precedente). Molto verosimilmente   nella l’intenzione era quella di agevolare il lavoro dei musicisti, sollevando i committenti (del solo settore musicale) dagli ostacolanti eccessi di burocrazia connessi agli adempimenti contributivi, specie nei casi in cui essi si rapportano con artisti “singoli” in maniera molto saltuaria.

ecco il testo integrale:

Comma 98. All’elenco di cui all’articolo 3, primo comma, del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 luglio 1947, n. 708, dopo il numero 23) e’ aggiunto il seguente: “23-bis) lavoratori autonomi esercenti attività musicali”.

Comma 99. All’articolo 6, secondo comma, del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 luglio 1947, n. 708, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: “In alternativa il certificato di agibilità potrà essere richiesto dai lavoratori di cui al numero 23-bis del primo comma dell’articolo 3, salvo l’obbligo di custodia dello stesso che e’ posto a carico del committente”.

Comma 100. All’articolo 1 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 182, è aggiunto il seguente comma: “15-bis. I lavoratori autonomi di cui al numero 23-bis) del primo comma dell’articolo 3 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 luglio 1947, n. 708, provvedono direttamente all’adempimento degli obblighi contributivi di cui al presente articolo”.

(*) Perché poco chiari?

L’articolo 99 recita “in alternativa, ecc”, il che vuol dire che il lavoratore autonomo può, ma non necessariamente “deve” provvedere alla richiesta dell’Agibilità e quant’altro.
L’art. 100 dice che i musicisti autonomi “provvedono direttamente” al versamento dei contributi. Quindi “debbono”!

Ma come? Se l’articolo 99 dice che si tratta di una alternativa, cioè … una opzione, una facoltà ?!?

ATTENZIONE (1)

A prescindere della poca chiarezza richiamata nel paragrafo precedente, va evidenziato che le complicanze burocratiche non spariscono, ma semplicemente si spostano dal committente “sulle spalle” del musicista.

E’ evidente che, al di là delle buone intenzioni, meglio avrebbe fatto il legislatore  se, in presenza di una figura di lavoratore “forzatamente” autonomo, ma con scarse previsioni di lavoro ben remunerato, avesse almeno previsto dei meccanismi di versamenti contributivi semplificati.

Le discutibili regole per gli “autonomi”.

Esattamente come per gli artisti subordinati, gli “autonomi” sono tenuti ad effettuare i versamenti mese per mese e il calcolo del contributo va fatto per il singolo compenso di ciascuna giornata lavorativa.
Quindi, tenendo conto che i musicisti raramente prendono lo stesso cachet per ogni serata, la contabilità dei contributi diventa molto complessa (bisogna disporre di un esperto e paziente “commercialista”).
Ma la cosa ancor più grave è che non è prevista la detrazione delle spese e il contributo si paga sul lordo della singola giornata. E’ evidente che occorreva almeno che il legislatore avesse introdotto una congrua detrazione forfettaria!

Per non parlare, infine, del riepilogo mensile dei contributi, cd. UNIEMENS. Un meccanismo telematico che solo pochi consulenti del lavoro sanno compilare.
Qualcuno che ha provato il “fai da te” lo ha definito MOSTRUOSO.
Vedasi in  proposito uno specifico articolo nella sezione NEWS.

ATTENZIONE (2)

Non tutti sanno di un’altra forte penalizzazione per i musicisti “autonomi”, però iscritti all’Enpals prima del ’96, cioè appartenenti al vecchio sistema, quello cd. “retributivo”.
Infatti, posto che, come si vedrà al n. 18, nel caso arrivino a maturare 2.400 contributi avrebbero diritto a 5 anni di abbuono per l’età pensionabile (oggi 62 in luogo a 67 anni), i contributi versati come lavoratori autonomi non sono validi per questo beneficio !!!

ATTENZIONE (3)

I lavoratori autonomi (cod. 500) non hanno neanche diritto alle cd. “tutele accessorie”, quali, indennità di disoccupazione, malattia, ecc.

Nota conclusiva: Nel Codice Civile viene data la definizione di lavoratore autonomo o libero professionista. Ebbene, l’attività dei musicisti difficilmente è riconducibile a quelle descrizioni. Per di più, dall’art. 2233 si evince che il libero professionista vada retribuito in maniera adeguata alla professionalità profusa. Cosa è estremamente rara nel settore. Se ne deduce che la partita Iva per i musicisti, seppur comoda allo snellimento del lavoro, è una palese forzatura.


5.  Cos’è il Certificato di Agibilità E.N.P.A.L.S.?

Risposta.  E’ l’autorizzazione dell’ENPALS ad effettuare uno spettacolo o una serie di spettacoli.
Viene rilasciato alle Imprese di Spettacolo (datori di lavoro: teatri, tour, ecc) o anche piccoli committenti ancorché occasionali (hotel, pub, gelaterie estive, ecc), dopo che questi, su apposito modulo (oggi telematico) hanno dichiarato le generalità dell’artista, la data, il luogo dell’evento, e la paga della singola prestazione.
Non sono datori di lavoro ai fini INPS i committenti di musicisti in eventi privati. Esempio tipo: i matrimoni, per contro sono datori di lavoro i ristoratori che scritturano loro stessi i musicisti ancorché in banchetti privati.

Con questo documento i datori di lavoro (o committenti)  s’impegnano a versare i contributi previdenziali ai lavoratori dello spettacolo scritturati.
Per prestazioni identiche (stesso artista e stesso compenso), ma in date diverse è possibile richiedere un unico Certificato di Agibilità.

In sostanza Il Certificato di Agibilità è uno strumento di controllo (o di deterrenza) con cui l’ente di previdenza, venendo anticipatamente a conoscenza dei dati di cui sopra, si riserva di effettuare eventuali verifiche (in verità: molto rare).

Nota. nel caso in cui un committente non assuma “direttamente” e singolarmente gli artisti, ma ricorra a gruppi legalmente costituiti in impresa (coop, ad esempio) o a musicisti che si sono dichiarati “lavoratori autonomi” (vedi punto n. 4), l’obbligo dell’Agibilità ricade sul gruppo stesso, o sul musicista “autonomo”.
Il committente è  tenuto unicamente a verificare se il gruppo ne è in possesso.

MODIFICA del del 12.02.19
Dal momento che da alcuni anni i datori di lavoro, per tutte le categorie di lavoratori subordinati (ricomprendendo quindi anche il comparto dello spettacolo), sono tenuti alla Comunicazione Obbligatoria c.d. UNILAV (inizio e termine di assunzione), che ha pressappoco la medesima funzione del Certificato di Agibilità (controllo e deterrenza all’evasione), e quest’ultimo era palesemente diventato un doppione, a partire dal 12 febbraio 2019, la comunicazione all’INPS per la richiesta dell’Agibilità per i lavoratori subordinati è stata abolita, mentre resta obbligatoria per i “lavoratori autonomi esercenti attività musicali (ex 23 bis – poi cod. 500 – con o senza partita Iva)”.


6.  Ma se il Certificato d’Agibilità e il versamento dei contributi sono in capo al datore di lavoro, come mai organizzatori e gestori, salvo rare eccezioni, li richiedono ai musicisti stessi?

Risposta. Non si può capire se non si va indietro con la storia.
All’epoca della nascita dell’ente (’47/’48), i musicisti “d’intrattenimento leggero” sembrava che neanche figurassero tra gli artisti tutelati dall’ente, ma solo gli orchestrali della “classica”, i cantanti lirici e i bandisti. Vedasi in proposito il Regio Decreto istitutivo dell’Enpals.
Solo con successiva riforma, nella riga: ORCHESTRALI E CANTANTI comparve il chiarimento: “anche di musica leggera”.
Se poi si riflette bene sul senso del Certificato di Agibilità, e soprattutto sulla “cauzione” che veniva richiesta all’imprenditore, si intuisce che il legislatore intendeva tutelare principalmente gli artisti delle compagnie di spettacolo viaggiante (avanspettacolo in genere). Soggetti spesso a bassa capacità contrattuale a rischio persino di non essere pagati nel caso frequente di “impresari” improvvisati, poco affidabili e soprattutto difficilmente rintracciabili.
A seguire furono ricompresi i musicisti dei night club e dei dancing soprattutto nelle grandi città o località turistiche.
In questi ultimi casi si trattava di situazioni lavorative dove si veniva assunti per periodi sufficientemente lunghi (a mese o a “quindicine”) da permettere agli organizzatori di ottemperare all’Agibilità e ai versamenti contributivi, operazioni già da allora piuttosto complesse, ma comunque risolvibili con commercialisti esperti di Enpals.

Da oltre un trentennio, però,  il mestiere di musicista ha assunto caratteristiche di mobilità talmente elevate che la maggior parte degli organizzatori di eventi si trova a dover scritturare gli artisti per un tempo così breve (a volte: un solo spettacolo) da non essere tecnicamente in grado di ottemperare a questi obblighi. Quindi, facendo leva sulla norma per cui più musicisti, se legalmente associati, diventano a loro volta un’impresa spettacoli o sulla opzione del musicista AUTONOMO (faq n. 4) è facile capire come queste soluzioni alternative siano preferite, riducendo il rapporto contrattuale al solo pagamento del cachet dietro il rilascio di una fattura “tutto compreso” da parte delle imprese spettacolo “appaltanti”.

Per meglio capire quanto potrebbe essere scoraggiante oggi per un committente occasionale assumere direttamente un artista, si tenga presente che, per ciascuna prestazione, non c’è solo da richiedere l’Agibilità ENPALS e pagare il relativo contributo, ma perdura l’obbligo di tenerne una apposita contabilità mensile con un modello telematico non compilabile se non da esperti consulenti. Poi l’anno seguente c’è da certificare i compensi e le ritenute d’acconto. Inoltre c’è da versare il contributo INAIL  per l’infortunistica sul lavoro, ecc. …. Non parliamo poi delle recenti normative sulla sicurezza. Roba da cantiere edile!
Insomma, le norme, già complesse una volta, col passare del tempo sono diventate decisamente ostacolanti.

Vale la pena di ricordare che, con ogni probabilità, è unicamente Sos Musicisti che si sta occupando è anche di segnalare alle istituzioni queste tortuose e spesso inutili pratiche burocratiche.


7.  Letto il punto precedente e compreso quindi che l’abitudine dei committenti di “scaricare” l’Agibilità e altri oneri sulle spalle dei musicisti ha radici nell’eccesso di burocrazia, PERCHE’ il secondo comma dell’art. 6 della legge istitutiva dell’E.N.P.A.L.S. recita tuttora letteralmente:
“gli organizzatori (proprietari o gestori) non possono far esibire i lavoratori dello Spettacolo che non sono in POSSESSO del Certificato di Agibilità?
La frase, espressa in questi termini parrebbe significare che l’Agibilità è competenza sempre del lavoratore e non una opzione esclusiva del lavoratore autonomo.

Risposta. In effetti si tratta di un retaggio del passato che genera senza dubbio l’equivoco sollevato nel quesito, ma la remota imprecisione di termini non modifica la sostanza della norma che è ormai consolidata e inattaccabile, specie per via dei principi a cui si ispira.
Ipotesi. L’imprecisione è probabilmente riconducibile al fatto che, come detto sopra, negli anni in cui nacque l’Enpals (’47/’48), il legislatore intendeva far riferimento principalmente a quelle che erano la realtà dell’epoca e cioè, gli spettacoli viaggianti. Come dire che, per “lavoratori dello Spettacolo” il legislatore intendeva “le compagnie di lavoratori di spettacolo”.
Sarebbe ora che, dopo oltre 70 anni, almeno questa locuzione fosse aggiornata !?!


8. Il diffuso fenomeno delle cooperative tra artisti o il ricorso alla partita Iva sono quindi da ricondurre alla eccessiva burocrazia connessa ai versamenti contributivi?

Risposta:  In massima parte sì! Però è importante capire che far parte di una cooperativa o qualificarsi come “lavoratore autonomo” non è un obbligo, ma attualmente sono gli unici sistemi per far sì che una tutela obbligatoria e meritoria come quella previdenziale, non si trasformi in una autentica chimera.

In verità va aggiunto che una buona cooperativa non si limita solo a seguire amministrativamente i propri soci, ma anche a procurare spettacoli, alla pubblicità, ecc., oltreché ad effettuare corsi di aggiornamento di qualsiasi tipo, in particolare quelli obbligatori sulla sicurezza sul lavoro.


9.  Che ruolo hanno le associazioni in questo contesto? Le coop e le associazioni sono la stessa cosa?

Risposta:  Assolutamente no.
Le Associazioni sono entità no-profit i cui scopi sono sociali, culturali o ricreativi e assolutamente non possono essere fondate allo scopo di “mettere in regola” i soci.
Vero è che possono esercitare anche attività d’impresa, e quindi versare i contributi ai propri soci nel caso prestino lavoro per il sostentamento delle attività statutarie, ma l’attività d’impresa non può essere prevalente rispetto a quella prevista nello statuto.
Infine, anche nel caso legittimo che una associazione remuneri chicchessia (anche un proprio iscritto) perché ha “lavorato” per  conto dell’associazione, gli obblighi sono gli stessi di una qualsiasi impresa e non solo il mero versamento del contributo all’Enpals, ma anche: INAIL, Ritenuta fiscale, contributi minori, ecc.

Commento. Allo stato attuale appare del tutto anomalo che nel nostro paese ci sia un impressionante numero di associazioni (spesso MAXI ASSOCIAZIONI) che di culturale hanno ben poco, ma sono semplicemente dei FATTURIFICI a basso costo. Il sospetto è che si tratti di iniziative per palese tornaconto di spericolati soci fondatori, incuranti dell’illecito che viene messo in atto.
Le Associazioni Culturali o di Promozione Sociale non possono avere come finalità prevalente la tutela degli interessi economici degli iscritti, figuriamoci se questa finalità è esclusiva! E’ un reato di falso ideologico ai fini di elusione fiscale che, in caso di verifica, comporta la decadenza della qualifica di associazione, con sanzioni che potrebbero coinvolgere non solo il presidente e/o il direttivo, ma gli stessi iscritti per palese connivenza.
Le normative sull’associazionismo, da sempre chiare su questi principi, sono facilmente reperibili sul web e, ad arginarne l’abuso, sono state inasprite dalla recente Riforma del Terzo Settore.
D. lgs. 117/2017.


10. A quanto ammonta la sanzione per il mancato possesso del certificato di Agibilità?

Ricordato che è l’artista che deve essere in possesso dell’agibilità, mentre il committente (se non direttamente datore di lavoro) ha solo l’obbligo della verifica, la sanzione è per il committente ed è di circa 130 euro per ciascun artista e per ciascuna giornata di lavoro contestata.


11.  Solo 130 euro di sanzione per il mancato possesso del Certificato di Agibilità? … In giro si parla di cifre altissime!

Risposta.  Attenzione, Al Certificato di Agibilità segue il versamento dei contributi previdenziali. Non si confonda questa sanzione con quella per evasione contributiva.
Quest’ultima comporta una sanzione ben più elevata: si va da 1.500 euro fino a 12.000 (vedi circ. ENPALS n. 10 del 26.07.2007). Ovviamente, questa sanzione verrà comminata a chi tra committente, impresa appaltante o lavoratore autonomo, è il responsabile del mancato versamento contributivo. In questo caso da fede il contratto e in mancanza di contratto il responsabile è il committente.
Praticamente si tratta delle stesse sanzioni per le imprese di qualsivoglia categoria.

A parziale consolazione, si sappia che il sommerso nel nostro settore (spesso unicamente a causa della burocrazia) è talmente radicato e spesso tollerato che sanzioni di questi livelli vengono comminate, per fortuna, molto raramente.


12.  Come si ottiene il Certificato di Agibilità?

Risposta.  Da tempo, il Certificato di Agibilità si richiede esclusivamente per via telematica con apposito PIN in dotazione alle Imprese di Spettacolo o ai lavoratori “autonomi” del settore musicale.
Nel “form” della richiesta vengono indicati i nominativi e le generalità degli artisti scritturati nonché il o i luoghi degli spettacoli e l’importo della paga giornaliera. In pochi istanti il computer della sede centrale dell’INPS invierà in automatico il Certificato di Agibilità – in formato pdf – che l’artista dovrà portare con sé per poterlo mostrare al titolare del locale.


13.  Cosa avviene se, dopo aver richiesto l’Agibilità, lo Spettacolo non ha luogo?

Risposta.  Recenti disposizioni vogliono che ne sia data comunicazione entro cinque giorni a mezzo fax (o PEC), specificando nel dettaglio le motivazioni. … Infatti, passata la data precedentemente comunicata nella richiesta dell’Agibilità, il sistema telematico non consente più l’accesso, neanche per comunicare, ad esempio, che l’evento si è svolto in un luogo diverso.


14.  Ma l’agibilità e i contributi sono sempre obbligatori?
Anche in presenza di prestazioni gratuite?

Risposta:  Non sempre. I casi di esenzione sono due:

  • A) COMMA 188, art.1, L. n. 296/2006 e successiva modificazione:
    Sono esenti dal certificato di Agibilità Enpals e dal versamento dei contributi le esibizioni musicali dal vivo in spettacoli o in manifestazioni di intrattenimento o in celebrazioni di tradizioni popolari e folkloristiche, eseguite da giovani fino a diciotto anni, da studenti fino a venticinque anni, da pensionati di età superiore a sessantacinque anni e da coloro che svolgono una attività lavorativa per la quale siano già tenuti al versamento dei contributi ai fini della previdenza obbligatoria ad una gestione diversa da quella per i lavoratori dello spettacolo. Il tutto entro una fascia di reddito annuo di 5.000 euro.

Commento. In un contesto pressoché senza regole dove sia musicisti amatoriali che professionisti, sono presenti sullo stesso mercati, questa norma crea inevitabilmente concorrenza sleale ed è anche probabilmente incostituzionale perché esclude altre figure di spettacolo quali gli attori, i danzatori, ecc.!
Andrebbe abrogata, corretta o sostituita con altra norma che sollevi i dilettanti genuini dagli obblighi previdenziali (e non solo), però senza recar danno ai professionisti della musica. 
Non è impossibile!
La questione è trattata ampiamente in uno dei sotto-argomenti del primo capitolo del Manifesto dei Musicisti. 

  • B) LAVORO GRATUITO.
    Attenzione, le prestazioni di servizio a titolo gratuito devono essere assolutamente provabili: beneficenza, partecipazione a festival, etc.
    Le esibizione gratuite a titolo promozionale sono eccezioni discutibili, specie se effettuate in esercizi pubblici.
    Come dire: “…Io posso andare a lavorare di badile e piccone gratuitamente per la Protezione Civile in presenza di una calamità naturale, ma non è credibile che faccia altrettanto “per hobby” al servizio di una impresa edile!

In ogni caso, l’Enpals, per le esibizioni gratuite dimostrabili e motivate, prevede la obbligatorietà della richiesta di uno speciale Certificato di Agibilità definito appunto: “a titolo gratuito”.
In sostanza, l’Ente vuole comunque sapere dove è quando avviene l’evento, riservandosi l’eventualità di idoneo accertamento.


15.  Ma se la Costituzione (art. 21 e 33) sancisce la piena libertà di espressione artistica, se ne può dedurre che, “poter suonare gratuitamente” è legittimo anche in ambiti commerciali?

Risposta: No, la Costituzione c’entra ben poco con le prestazioni “lavorative” di carattere artistico.
I padri costituzionali nel sancire la libertà delle espressioni artistiche avevano semplicemente (e giustamente) eretto un baluardo contro la censura artistica del precedente periodo, quello fascista.
In ogni caso, il lavoratore, salvo la provata e giustificata gratuità, può rinunciare alla propria paga, ma non ai contributi previdenziali!


16.  Cos’è il libretto dell’E.N.P.A.L.S. ?

Risposta:  Meglio dire: “cos’era” perché da diversi anni è stato eliminato.
Era infatti una sorta di promemoria dei propri contributi. Un piccolo quaderno (cm. 12×17).
Sulla prima pagina, oltre alle generalità del musicista compariva il numero di matricola e nelle righe delle pagine interne, per ciascuna prestazione o per ciascun gruppo di prestazioni contigue e identiche, il datore di lavoro aveva l’obbligo di annotare, oltre alle generalità della propria impresa, la data della prestazione (o delle prestazioni) e la paga giornaliera.


17.  Quanti contributi occorrono per “maturare” il diritto alla pensione?

Risposta:  Le regole sono cambiate più volte dalla istituzione dell’ENPALS (1947) e le modalità variano, a seconda della data di iscrizione, delle annualità contributive e dalle restrizioni introdotte nelle riforme.

  • A) La categoria più fortunata (si fa per dire) è quella dei musicisti che a fine ’92 avevano maturato 15 annualità di 60 contributi ciascuna.
    Tenendo presente che “annualità” non significa “anno solare”, ma l’insieme di 60 contributi, vuol dire che coloro che al 31 dic. ’92 avevano 900 (15×60) contributi suddivisi in una arco minimo di 15 anni avevano (hanno) già maturato il “diritto” alla pensione di vecchiaia.
  • B) A partire dal 1 gennaio ’93, il requisito è più che raddoppiato. 20 annualità di 120 contributi ciascuna. Cioè 2.400 (20×120) contributi nell’arco minimo di 20 anni.
    Vero è che in seguito è stato introdotta una sorta di ammortizzatore (contributi figurativi d’ufficio – si veda alla faq n. 20) per cui i 2.400 contributi  possono anche scendere fino a 1.800.
  • C) A partire dal 1 gennaio ’96, con l’introduzione del cosiddetto “sistema contributivo” (…riforma “Dini”, dal nome dell’allora capo del governo) il numero minimo delle annualità e sceso da 20 a 5. Cioè: soli 600 contributi nell’arco dell’intera vita lavorativa. Mentre è stato introdotto un secondo requisito. Il montante contributivo (il totale) deve produrre una pensione di almeno 1.2 volte il valore dell’assegno sociale.
    Inoltre, l’importo della pensione che verrà erogata sarà esattamente proporzionale al “montante” degli interi contributi versati e non proporzionale alle migliori annualità (come nel sistema precedente).
  • D) A Partire dal 1 gennaio del 2012 (riforma Fornero), sono stati reintrodotte le 20 annualità contributive ed è stata elevata la soglia del montante da 1,2 a 1,5.
    Chi non ha raggiunto queste soglie, dovrà aspettare i 70 anni di età per vedersi tornare indietro i denari del “proprio conto contributivo” sotto forma di pensione. Chi invece ha raggiunto tale soglia, può andare in pensione a 67 anni (dal 2019).

18.  Quindi è vero che i musicisti possono andare in pensione con cinque anni di anticipo rispetto alle altre categorie! Ma le cose stanno proprio così?

Risposta:  In parte, perché questo beneficio è riservata solo agli iscritti all’exEnpals prima del ’96.
In alternativa occorre avere almeno un contributo versato in qualsiasi cassa Inps prima di tale data. Inoltre,
Trattasi in pratica dei lavoratori appartenenti al cd. “sistema retributivo” e le donne hanno un ulteriore abbuono di 3 anni.
Allo stato attuale (2020) i beneficiari possono andare in pensione a 62 e le donne a 59.
Attenzione. Per usufruire di questo beneficio occorre che le 20 annualità (2.400 contributi) unicamente da spettacolo come “musicisti o cantanti”.

Nota 1. Sono sufficienti 900 contributi nell’arco di 15 anni se messi insieme prima del 31 dicembre 1992.
Nota 2. per il raggiungimento dei 2.400 contributi si possono utilizzare anche i contributi d’ufficio (vedi faq n. 20).
Nota 3. Per questa agevolazione (purtroppo) non sono validi i contributi versati in qualità di “lavoratore autonomo esercente attività musicali (vedi faq n. 4)

Commento. Purtroppo, con il sommerso che da anni ormai la fa da padrone, pochissimi arrivano a questa pensione anticipata.
Con ogni probabilità vi possono rientrare i musicisti che versano i contributi regolarmente all’interno di cooperative, o che lavorano in maniera continuativa negli hotel, o sulle navi da crociera italiane.


19.  Ma allora… per chi è arrivato alla cinquantina con pochi contributi… cosa cambia se non si fa più in tempo a “recuperare” in tempo utile? Sono spacciati!
Magari si tratta di gente che è stata “costretta” a lavorare “in nero”!

Risposta:  Un tempo si poteva tentare il “recupero” dei contributi omessi, “riscattandoli a prezzo di costo”, ma le norme sono cambiate e oggi viene preteso un costo di riscatto uguale all’eventuale beneficio che ne deriva. Una autentica beffa!


20.  Cosa sono i “contributi d’ufficio”.

Risposta: Sono un particolare beneficio entrato in vigore nell’agosto ‘97 (Decreto legislativo n. 182). In seguito ad esso, se in un anno “solare” non si raggiungono 120 contributi, ma almeno 60, essi vengono automaticamente integrati a 120, cioè l’anno “incompleto” diventa una “annualità” completa. Il “regalo” viene concesso per un massimo di dieci anni e non occorre alcuna domanda specifica per l’attribuzione. Estremizzando, ne consegue che se un musicista ha 10 anni con soli 60 contributi per anno, in realtà è cone se ne avesse 1.200 (120 x 10), quindi gliene mancano solo altri 1.200 per arrivare al tetto fatidico dei 2.400.
Attenzione ancora: per i contributi d’ufficio si fa riferimento agli anni solari, per i restanti 1.200 sono annualità virtuali. In pratica possono essere messi insieme nell’arco di tutti gli altri anni lavorativi.
Un calcolo particolare ad esempio. Un musicista (Tizio) ha 10 anni in cui ha 60 contributi per anno (1.200), poi ha altri 30 anni con 40 contributi di media per anno (1.200). Tizio ha diritto alla pensione. Per di più, essendo ovviamente iscritto all’Enpals prima del ’96, può godere anche della pensione anticipata. Oggi a 62 anni.
Si ricorda che i d’ufficio, come in genere i contributi figurativi, cioè: contributi attribuiti in assenza di lavoro effettivo, hanno solo valore numerico, ma non hanno alcuna incidenza sull’importo della pensione.
Infine e purtroppo, questa agevolazione non riguarda gli iscritti all’ENPALS dopo il 1° gennaio 1996.


20bis. Ma se un un musicista cambia lavoro, cosa accade dei contributi versati all’Enpals?

Risposta: Posto che si va in pensione con il “fondo pensionistico” del lavoro prevalente, bisogna distinguere almeno due casi.
1. Se il soggetto va in pensione col lavoro INPS, i contributi Enpals gli verranno riconosciuti nel montante e quindi prenderà proporzionalmente una pensione maggiore.
Come dire che i contributi Enpals non vanno assolutamente persi.
2. Se il soggetto non ha almeno vent’anni di contribuzione nel secondo lavoro (INPS) da quando ha cambiato mestiere, i contributi Enpals gli verranno conteggiati non a 120 = un anno, ma 312 = un anno.
Questa è una grossa illogicità che potrebbe pregiudicare completamente la domanda di pensione.
Esempio di illogicità. Nel secondo lavoro (Inps), il richiedente ha 15 anni di contributi. Come musicista (Enpals) ne ha 5, cioé 5 x 120 o una media comunque per un totale di 600. In tal caso i contributi Enpals non arriverebbero a 2 anni INPS. Cioè, in totale il richiedente ha 17 anni scarsi di contribuzione. IIl diritto non sussiste! … Non c’è logica che tenga!

Una delle battagli di SOS MUSICISTI è diretta a fa sì che, in questi casi, i contributi Enpals valgano sempre e comunque 120 = un anno.


21.  L’invalidità specifica.
E’ vero che se mi faccio male al punto di non poter suonare più prendo la pensione a vita?
Quali altri requisiti occorrono? Un certo numero di contributi versati?

Sì. E’ un provvedimento esclusivo per il comparto dello spettacolo. Si chiama “pensione d’invalidità specifica” ed è riservata solo ad alcune categorie di lavoratori dello spettacolo, tra cui anche i musicisti.

ATTENZIONE

Prima che l’Enpals confluisse nell’INPS la regola era che lo sfortunato artista doveva avere almeno 5 annualità (600 contributi) di cui almeno 2 nei cinque anni antecedenti alla domanda. Non risulta alcuna norma che l’abbia cambiata, ma la pagina INPS che descrive l’invalidità specifica appare confusa e contraddittoria.
Nel caso, si consiglia di rivolgersi ad un buon patronato o ad agire per vie legali.


22.  Ho suonato per vari periodi all’estero. E’ possibile recuperare i contributi relativi e “trasformarli in contributi “Enpals”.

Risposta: A volte è possibile. Dipende dalle singole convenzioni tra Enpals (oggi Inps) e le gli enti di previdenza degli stati esteri.


23. Dove ci si deve rivolgere per le pratiche Enpals?

Risposta. Premesso che le pratiche si possono fare on line (ma non è facile), ci si può anche rivolgere a qualsiasi ufficio periferico dell’Inps o a qualsiasi patronato. Però e purtroppo, da quando l’Enpals è confluita nell’Inps, a causa delle notevoli diversità operative dell’ex Enpals, capita frequentemente che nelle sedi periferiche dell’Inps o nei patronati non si riescano a risolvere pratiche particolarmente complesse (ricongiunzioni, totalizzazioni, ricerche di contributi di vecchia data, omonimie, ecc); in questi casi si consiglia di recarsi personalmente allo sportello principale dell’ex Enpals che è tutt’ora a Roma in via Nizza n. 156, angolo con Viale Regina Margherita 206 … Praticamente è lo stesso palazzo della sede centrale dell’ex Enpals.


Per coloro che hanno cambiato lavoro o che hanno esercitato un lavoro  diverso contestualmente a quello artistico,  le cd. RICONGIUNZIONI E/O TOTALIZZAZIONI sono troppo complesse da poter essere esposte in semplici F.A.Q.
Si consiglia di rivolgersi a patronati specializzati (CGIL, CISL, UIL, ACLI o altri) o, meglio ancora, all’indirizzo citato nell’ultima faq.