MANIFESTO DEI MUSICISTI – Cap. 4 (scuole di musica)

Appello scuole

Il capitolo è stato revisionato il 05.09.2016

LE SCUOLE DI MUSICA SONO IL PRINCIPALE BALUARDO AD UNA DERIVA CULTURALE MUSICALE SENZA PARI. MA, RISPETTO A QUALSIASI ALTRO TIPO DI SCUOLA D’ARTE O DI SPORT, DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO, SONO LE PIU’ DIFFICILI DA GESTIRE.

In assenza di contributi pubblici, vanno sostenute almeno con mirate defiscalizzazioni.

Si consiglia di leggere anche la storia delle scuole di musica


La causa delle difficoltà economiche delle scuole di musica è una sola:

LA LEZIONE INDIVIDUALE DI STRUMENTO – rapporto uno a uno tra insegnante e allievo – peculiarità assente o secondaria nelle scuole di danza, altre arti o nello sport, nelle scuole di musica è imprescindibile e determina una redditività così bassa da non consentire una adeguata remunerazione degli addetti, né tampoco il corretto assolvimento degli obblighi fiscali e contributivi.

lezione di musica

Ne deriva che le scuole di musica – fatta eccezione per le poche supportate da congrui contributi pubblici – sopravvivono solo grazie all’impagabile abnegazione degli operatori stessi.

Pur tuttavia la loro attività è insostituibile. Infatti:

  • sono presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale
  • sono le uniche attualmente in grado di offrire, a livello popolare, quell’efficace percorso educativo che non può prescindere dall’INSEGNAMENTO PRATICO di almeno uno strumento musicale e/o del canto.

L’importanza dell’apprendimento pratico dello strumento musicale o del canto è evidenziato anche dal

COMITATO NAZIONALE PER L’APPRENDIMENTO PRATICO DELLA MUSICA (emanazione del MIUR)

comitato per musica

Istituito già dal 2006, con legge dello Stato, questo Comitato fu voluto dal Ministero per l’Istruzione al fine di dettare le linee guida per una adeguata riforma dell’insegnamento della musica nella scuola pubblica, dalla Materna alle Medie superiori.

Nota: Il Comitato, che inizialmente doveva avere una durata di tre anni, è  tutt’ora operativo essendo stato prorogato ad ogni scadenza triennale.

Nel marzo 2009, il comitato, in ossequio all’incarico ministeriale, rilasciava un esaustivo documento  avente per titolo FARE MUSICA TUTTI, reperibile sul sito del Comitato stesso all’indirizzo web:

http://archivio.pubblica.istruzione.it/comitato_musica_new/cosafacciamo_documenti.shtml

Sostanzialmente il documento del Comitato prevede:

  • l’introduzione della musica in ogni ordine e grado della scuola pubblica, a partire dalla scuola dell’infanzia,
  • l’insegnamento PRATICO degli strumenti musicali,
  • la fornitura GRATUITA degli strumenti stessi.

Quindi: nuovi insegnanti, aule idonee (insonorizzate), attrezzature, strumenti, etc.

Appare molto verosimile che lo Stato non possa permettersi tali spese, specie in questi anni di crisi. Se ne deduce di conseguenza che le scuole di musica private, pur operando ai limiti del volontariato, stanno di fatto SURROGANDO lo Stato stesso e lo faranno inevitabilmente per molti anni a venire. E’ evidente che vanno incentivate.

OCCORRONO MIRATE DEFISCALIZZAZIONI

no-tax-due

In mancanza di adeguato sostegno economico pubblico, non c’è altra strada che quella di mirate defiscalizzazioni.
D’altra parte le scuole di musica sono pressoché improduttive per le casse dello Stato, sia fiscalmente che sotto l’aspetto previdenziale.
Il che è come dire che:

un provvedimento legislativo in questa direzione avrebbe costi del tutto irrilevanti!

Si vedano anche le bozze di emendamenti


LA TRISTE SITUAZIONE ECONOMICA  NELLE SCUOLE DI MUSICA

Miseria

Vale la pena di ricordare che le scuole di musica sono promosse in maniera massiva da associazioni culturali, dove, per evitare l’impagabile IVA, è d’uso far rientrare le rette nel novero delle contribuzioni speciali degli allievi/soci allorché usufruiscono di un particolare servizio.

Questo comporta che le associazioni in questione, pena la perdita del beneficio fiscale, debbono prestare una attenzione non da poco nel rispetto delle regole sull’associazionismo: statuto, assemblee, registro dei soci e quant’altro. Ma accade di frequente che questa attenzione viene a mancare semplicemente per mancanza di tempo; infatti le attività didattiche e artistiche sono molto impegnative e così scarsamente remunerative  che gli operatori devono attendere personalmente persino a mansioni  umili e collaterali come la pulizia degli ambienti.  Va anche rilevato che, sempre per mancanza di risorse, ci si arrangi con commercialisti a buon mercato che si limitano a mere operazioni contabili, quando invece si avrebbe bisogno di consulenza specializzata sull’associazionismo.

Le conseguenze.

agenzia entrate

In questi ultimi tempi, in cui in altri settori l’associazionismo di copertura sta assumendo dimensioni allarmanti, sta accadendo spesso che ispettori della AE, facendo di tutt’erba un fascio (spiace dirlo) facciano verifiche anche nelle scuole di musica … rilevino con facilità la scarsa consistenza dello status di associazione e attribuiscono d’ufficio l’attività d’impresa: quindi …  vengono imputati arretrati di IVA fino a tre anni, interessi e sanzioni. Somme impagabili! … Si chiude, … e i responsabili delle scuole, dopo tanti sacrifici e tanto volontariato, vanno in rovina!

Appare paradossale che le scuole di sport “riconosciute” dal CONI, attraverso semplici affiliazioni, e persino scuole di “ballo liscio” (spacciate per scuole di danza sportiva), siano esenti da IVA a prescindere, mentre le scuole di musica, che esercitano un altissimo servizio sociale in surroga dello Stato, debbano convivere con questa sorta di “spada di Damocle”.

LA PRECARIETA’ FISIOLOGICA DEL LAVORO DEGLI INSEGNANTI

Sempre a causa della scarsa redditività dovuta alle “lezioni individuali”, i compensi per gli insegnanti sono mediamente molto bassi e addirittura indecorosi se si considera l’alta professionalità profusa. Si stima che guadagnino meno di un terzo degli insegnanti della scuola pubblica.

Per di più, a loro  (in massima parte: musicisti disoccupati) viene spesso imposto di dotarsi di partita Iva per contribuenti minimi (che non è certo stata pensata dal legislatore per una attività perennemente precaria), per cui devono farsi carico anche dell’INPS. In alternativa si ricorre a contratti per lavoro occasionale, ma c’è la ritenuta d’acconto del 20%.

Comunque la mettiamo, è come dire che  a soggetti con redditi annui così bassi da rientrare spesso nelle c.d. categorie di “povertà relativa” o “assoluta” (di cui tanto si parla ultimamente) restano in tasca, quando va bene, 5/6 euro per una ora d’insegnamento. Oltretutto per un numero di ore spesso irrisorio e mai garantito.


ECCO GLI INTERVENTI NECESSARI:

In favore degli insegnanti:

TUIR

  • AREA NO-TAX (e soprattutto no-INPS) di almeno 7.500 euro, al pari di quanto già in essere tra gli istruttori dello Sport amatoriale (T.U.I.R. art. 67, comma 1, lettera m).

Nelle nazioni socialmente più evolute della nostra non esistono imposizioni fiscali e contributive per le fasce a reddito molto basso.  Anzi esse sono sostenute da adeguati sussidi.  Non è ammissibile che,  nel nostro paese venga sottratto il 27,72 %  a chi ha (e avrà a vita) redditi al di sotto dei limiti “di povertà”, per di più in una attività altamente sociale e in surroga allo Stato!

  • In subordine, nei casi in cui ci siano le condizioni per i versamenti contributivi previdenziali, questi devono confluire nel fondo INPS exEnpals, dove i musicisti/insegnanti sono già iscritti, quali lavoratori dello spettacolo e non nella generica “gestione separata”.

In favore dei responsabili dell scuole:

IVA

  • AI FINI IVA. Semplificazione delle procedure per il “riconoscimento” delle attività d’insegnamento della musica. 

Si ricorda infatti che l’esenzione già c’è (art 10, comma 20 della legge 633/72, la legge sull’Iva) allorché le attività didattiche rivolte ai minori siano “riconosciute” da pubbliche amministrazioni (o da ONLUS), ma il disposto è di difficile interpretazione, specie per le piccole amministrazioni comunali. (vedasi in allegato le bozze di emedamenti).

  • Deroga delle restrizioni sul lavoro saltuario o occasionale.

Le associazioni culturali promotrici di scuole di musica, le scuole civiche o qualsivoglia operatore del settore, NON possono correre il rischio di ritrovarsi a dover ASSUMERE gli insegnanti a tempo indeterminato, chiuderebbero sistematicamente.

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