Pensione per i musicisti

PER I MUSICISTI LA PENSIONE E’ UNA CHIMERA?


(sottocapitolo aggiornato al 28/03/2017)

SONO POCHISSIMI I MUSICISTI CHE RIESCONO AD ARRIVARE ALLA PENSIONE
E ANCORA MENO IN FUTURO!
I MOTIVI ?
IL SOMMERSO e  i cd. SBARRAMENTI 

dovuti all’aumento delle giornate lavorative (2.400) introdotte nel ’93
e soprattutto al minimale della pensione stessa,
collegato al “montante contributivo”,
introdotto nel ’96 dalla c.d. Riforma Dini – legge n. 335,
e inasprito nel 2012 dalla c.d. Riforma Fornero – legge n. 92.

Ci rassegniamo?
Siamo convinti di poter suonare fino a tarda età
con gli acciacchi, il bastone, … la badante?

Occorre reagire!

Nel lontano 1948, l’Enpals, ente di assistenza/previdenza per lo spettacolo
– “unico al mondo” per la sua specificità –
era nato per una categoria di lavoratori,
quella degli artisti dello spettacolo,
con riconosciuta scarsissima capacità contrattuale.

CON GLI “SBARRAMENTI” INTRODOTTI DAL ’93 IN POI,
IL PRINCIPIO STESSO PER CUI L’ENTE ERA STATO FONDATO
E’ STATO LETTERALMENTE DISATTESO!

E intanto, alla faccia di chi non vedrà mai la pensione, il tesoretto del FPLS  (Fondo di Previdenza dei lavoratori dello Spettacolo, ex Enpals) continua a crescere. Era di oltre 2 miliardi di euro quando nel 2012 l’Enpals confluì nell’INPS e dal 2016 è più che raddoppiato !?!

Come dire che:
l’INPS continua ad utilizzare i contributi “infruttiferi” dei lavoratori dello spettacolo per tamponare le irresponsabilità riconducibili ai “regali” del passato per altre categorie.
In primis l’ente degli Statali (Inpdap) che nel 2012 confluì nell’INPS insieme all’Enpals con una voragine di oltre 10 miliardi di euro !?!

I DENARI CI SONO E DEVONO TORNARE ALLA CATEGORIA!
GLI SBARRAMENTI VANNO COMPLETAMENTE RIMOSSI!


BREVE DESCRIZIONE  DEI SISTEMI PREVIDENZIALI
CHE SI SONO SUCCEDUTI NEGLI ANNI:

  • FINO AL 1992.
    Requisito minimo 15 annualità contributive di 60 contributi. In totale: 900.
    Accesso alla pensione di vecchiaia a 60 anni (oggi sarebbero 61 anni e 7 mesi), 55 per le donne (oggi 58 e 7 mesi) con possibilità di “integrazione al minimo” (oggi 507 euro circa).

    Considerato il numero esiguo dei contributi richiesti i musicisti dell’epoca erano decisamente agevolati. 
  • 1993 – AUMENTO DRASTICO DELLE ANNUALITA’.
    Il requisito minimo sale a 20 annualità da 120 contributi. Totale 2.400 giornate lavorative. Resta l’accesso alla pensione di vecchiaia anticipata a (oggi) 61 anni e 7 mesi con possibilità di “integrazione al minimo” (oggi 507 euro).
    Maggiori dettagli sono nella pagina delle F.A.Q. sull’INPS – Gestione exEnpals. 
  • 1996 – RIFORMA DINI – Introduzione del c.d. sistema contributivo.
    Il minimo delle annualità resta lo stesso, ma per i “nuovi musicisti” iscritti all’Enpals, dopo tale data viene introdotto uno sbarramento per cui al di sotto di 600 euro (circa) la pensione non viene erogata e i contributi … sono praticamente “persi”.
    Si noti a tal proposito, che per maturare una pensione pur minima di 600 euro, con versamenti contributivi sul “minimale giornaliero” (50 euro circa), occorrono ben più di 20 anni di contribuzione (2.400 contributi) !
    Per i musicisti il cui primo contributo è datato dopo i 31 dic. ’95  viene anche soppressa la possibilità di pensione a 61 anni e 7 mesi.
    L’età è parificata alla genericità di tutti i lavoratori: oggi 66 anni e 7 mesi. A breve 67 anni. 
  • 2012 – RIFORMA FORNERO
    Vengono introdotti ulteriori aggravamenti negli sbarramenti. Si veda nella seconda parte.

Premesse:

 

  1. Occorre fare attenzione alla espressione “sistema contributivo” poiché è ambigua!
    Infatti entrambi i sistemi, sia quello fino al 31 dic. ’95, sia quello a partire dal 1° gennaio ’96, si basano sul versamento dei CONTRIBUTI, anzi, soprattutto il primo che paradossalmente non si chiama … “sistema contributivo”.

    Tra i due sistemi, ciò che cambia è il numero delle ANNUALITA’ contributive per l’accesso alla pensione, il METODO DI CALCOLO dell’importo della pensione, e uno sbarramento minimo sull’importo stesso.
  2. Tralasciando il primo caso dei musicisti che sono riusciti a mettere insieme 900 contributi in 15 anni entro il ’92, giacché è presumibile che già sono tutti in pensione, di seguito si inizierà col trattare dei musicisti che hanno iniziato l’attività tra il ’93 e il ’95 o che comunque, per avendo iniziato prima, entro il ’95 non avevano raggiunto i fatidici 2.400 contributi
    Questi LAVORATORI appartengono al c.d. “sistema retributivo”, che ha ancora qualche vantaggio.
    Per i più giovani (sistema contributivo) i problemi sono altri e ben più gravi (vedasi nella seconda parte).
  3. Per brevità si parlerà di ENPALS e non (come sarebbe corretto) di “Inps gestione ex Enpals” o INPS/FGLS (Fondo Gestione Lavoratori dello Spettacolo), in quanto le regole dell’Enpals, dopo l’annessione all’Inps, sono rimaste le stesse.
  4. Nell’Enpals (o FPLS) quando si parla di ANNO CONTRIBUTIVO deve intendersi ANNUALITA’ e non di anno solare.
    Ad ogni 120 contributi corrisponde una ANNUALITA’.
  5. Laddove si parlerà di SISTEMA CHE NON FUNZIONA, ci si riferirà non solo agli “sbarramenti” di cui sopra, ma anche alle criticità di natura burocratica che hanno portato il settore dello spettacolo (e della musica in particolare) a detenere il triste primato del SOMMERSO.

PRIMA PARTE  (sistema retributivo)
Musicisti che hanno iniziato l’attività con almeno un contributo (vedi nota) prima del ’96.
IL REQUISITO  D’ACCESSO ALLA PENSIONE è di 2.400 CONTRIBUTI.
Non hanno lo sbarramento sul “montante contributivo”,
ma è molto difficile raggiungere questa soglia.
Nota: la norma vuole che è sufficiente anche un solo contributo versato in qualsiasi cassa previdenziale afferente all’INPS, per far rientrare il soggetto nel sistema “retributivo”.

Vignetta Pensione

Una divertente vignetta di qualche anno fa della nostra collaboratrice Ornella Stingo (Bologna),
nella quale però non viene evidenziato l’aspetto peggiore: lo sbarramenti sul montante contributivo!

Per i lavoratori dello Spettacolo (raggruppamento A, tra cui i musicisti) che hanno iniziato a lavorare prima del ’96 occorrono 2.400 contributi (120 x 20 annualità) nell’arco della vita lavorativa (altrimenti si perde tutto, come in un gioco d’azzardo), ma non ci sono gli ulteriori sbarramenti che invece compariranno con la Riforma Dini e con la Riforma Fornero (si veda di seguito).

Nel sistema retributivo (ante riforma Dini) continua il vantaggio di poter andare in pensione con 5 anni di anticipo rispetto alle altre categorie (oggi, a 61 anni e 7 mesi, ex 60 anni). Ma il condizionale è d’obbligo perché  la maggior parte dei musicisti, ormai con i capelli grigi o bianchi, ha un numero risibile di contributi, troppo lontano dai 2.400 necessari. E, si badi bene, a nulla servirebbe oggi un abbassamento del n. dei contributi se una eventuale riforma non avesse effetto RETROATTIVO.

I CONTRIBUTI D’UFFICIO
A lenire la difficoltà sono invece sicuramente utili i “contributi d’ufficio”, per fortuna non soppressi.

Si tratta di una sorta di bonus introdotto nell’agosto ‘97 (Decreto legislativo n. 182).
In seguito ad esso, se in un anno “solare” si mettono insieme almeno 60 contributi, essi vengono “d’ufficio” integrati a 120, cioè l’anno “incompleto” diventa una “annualità” completa.
Il “regalo” viene concesso per un massimo di dieci anni e non occorre alcuna domanda specifica per l’attribuzione.
Quindi, a conti fatti lo sbarramento dei 2.400 contributi potrebbe scendere anche fino a 1.800.
Altresì potrebbero tornare utili i contributi acquisiti per “servizio militare”. Un anno di militare è uguale a 120 contributi.

Nota: I contributi da “servizio militare”, quelli da eventuali ricongiunzioni o totalizzazioni (oggi detti “cumuli”), e quelli versati in qualità di lavoratori autonomi dello spettacolo (cod. 500) pur essendo utili a far rientrare i soggetti nel sistema retributivo, non concorrono alla pensione anticipata per i musicisti (61 anni e 7 mesi)!
Per questo beneficio occorrono contributi da lavoro subordinato unicamente nello “spettacolo” e come musicisti o cantanti.


SECONDA PARTE – SISTEMA CONTRIBUTIVO
(c.d. Riforma Dini – legge 8 agosto 1995, n. 335)

Lamberto Dini

LA POSIZIONE CONTRIBUTIVA DEI MUSICISTI CHE HANNO INIZIATO DOPO IL ’96.
Anche se stiamo parlando del futuro 
(è molto difficile che un lavoratore appartenente al sistema “contributivo” sia oggi in età prossima alla pensione) non possiamo non rilevare un ulteriore sbarramento molto penalizzante in particolare per i musicisti.

Tutto quanto detto nella prima parte, per i soggetti iscritti all’Enpals dopo il ’95, potrebbe sembrare non essere un problema, in quanto lo sbarramento dei 20 anni è stato ridotto a soli 5 (600 giornate lavorative nel caso dei lavoratori dello spettacolo). e la pensione verrà calcolato sul “montante” dei contributi versati.
In sostanza, un po’ come nelle assicurazioni private sulla vita.
Il principio era questo: lo Stato, ad una età convenuta, restituisce la somma versata sotto forma di pensione.
Ma non è proprio così!

Ecco l’ulteriore drammatico sbarramento.

  • Il “montante” doveva maturare una pensione non inferiore a 1,2 volte la pensione sociale.
    Oggi sarebbero 540 euro mensili circa (pur modesta cifra), pari a un montante che, sulla base di contributi abitualmente versati sul minimale (valore di 20 euro circa cad.) non sarebbero sufficienti i 20 anni per essere raggiunto! Come dire che, se non si supera questo sbarramento, l’INPS acquisisce tutto, … come in certi giochi d’azzardo!

E inoltre altre penalizzazioni non di poco conto:

  • Abrogazione dell’integrazione al minimo!
  • Per i musicisti, abrogazione dei 5 anni di anticipo rispetto alle categorie ordinarie di lavoratori dipendenti (oggi 66 anni e 7 mesi, in luogo di 61 anni e 6 mesi del sistema retributivo).

2012 – RIFORMA FORNERO
– di male in peggio! –

Ulteriori restrizioni sono stati introdotti dalla successiva riforma c.d. Fornero
(legge n. 92 – 28 giugno 2012).
Anche questa riforma, evidentemente non fu pensata per i lavoratori dello spettacolo. Categoria fortemente precaria e certamente non destinataria del c.d. Decreto Salva Italia all’interno del quale, all’art. 24, fu inserita la Riforma Fornero !?!

Elsa Fornero

  • L’età pensionabile è stata elevata a 70 anni e rotti!
  • Per avere la pensione a 66 anni e 7 mesi in luogo di 70 anni, sono stati reintrodotti i 20 anni di contribuzioni precedentemente aboliti dalla legge Dini!
  • Il precedente moltiplicatore 1,2 della pensione sociale, cioè il requisito della pensione minima che si deve “maturare” altrimenti si perde tutto, e stato elevato a 1,5 (oggi 670 euro mensili circa).

A QUESTE CONDIZIONI PER I MUSICISTI PRECARI (la quasi totalità)
LA PENSIONE E’ UN SOGNO !!!

La ratio del “sistema contributivo”, per cui lo Stato dovrebbe tornare indietro i contributi versati sotto forma di pensione, è totalmente disattesa! 
… A meno che non si abbia un secondo lavoro !?!

Ma in tal caso è lecito pensare:

  • E’ lo Stato stesso che decreta che fare il musicista non è un lavoro !?!
  • Quindi, a che pro incentivare la professionalità musicale con oltre 80 tra Conservatori e istituti parificati?

E ancora ci domandiamo:

Vero è che la c.d. Riforma Fornero, all’interno di un Decreto definito non a torto “salva Italia” (altrimenti il l’intero sistema previdenziale del nostro paese sarebbe fallito), ma il decreto stesso prevedeva delle “deroghe per i soggetti deboli”? – Art. 24, comma 1, lettera “a”.
… Quindi: qual’è la categoria più debole del nostro paese se non proprio quella degli artisti che, dopo anni e anni di studio, pur lavorando quotidianamente per le prove e per tenersi in allenamento con lo strumento,  vivono “alla giornata” e vengono pagati poco e quasi sempre “a nero”?


CHI POTREBBE SALVARSI DA QUESTO DISASTRO?

  • I musicisti professionisti che hanno notevoli occasioni di lavoro in tutto l’arco della vita artistica, e versano (o gli vengono versati) regolarmente i contributi. Chi sono costoro? … Viene da pensare ai “pianobaristi” dei grandi hotel o ai musicisti delle navi da crociera. Ma quanti sono?
  • I musicisti che, optando per le per le cooperative, hanno “autonomamente” avuto il buon senso e/o la possibilità di  evitare il “sommerso”.
  • Paradossalmente, i musicisti con un altro lavoro. Specialmente a partire da quest’anno (2017) infatti il “cumulo” dei contributi versati in casse previdenziali diverse è stato facilitato e i pur pochi contributi versati nel FPLS (ex Enpals) per chi ha un altro lavoro non andranno persi.

Non è facile pensare ad altri.
Non si salvano neanche gran parte dei cd. Vip – quelli di oggi hanno vita artistica molto breve – e lo stesso vale per i musicisti dei loro tour. La maggior parte fanno troppo poche serate e, pur supponendo che abbiano dei versamenti congrui, difficilmente riusciranno a superare lo sbarramento delle 20 annualità. Anche loro dovranno aspettare 70 anni e oltre per avere la pensione!


IL GRANDE PARADOSSO

Chi non perderebbe mai i contributi sono proprio coloro che hanno un altro lavoro primario con versamenti costanti. Infatti, è presumibile che con il lavoro primario supereranno gli sbarramenti e i contributi da Spettacolo gli verrebbero conteggiati nel montante e prenderebbero una pensione proporzionalmente maggiore.

Il Paradosso?
Chi ha una seconda posizione previdenziale è esente da contributi Enpals ai sensi del noto Comma 188.


IN CONCLUSIONE:
SIAMO VITTIME DI RIFORME NON PENSATE PER NOI !!!

COSA POTREBBE FARE LO STATO
PER SALVARE I LAVORATORI DELLO SPETTACOLO
DA UNA VECCHIAIA DA INDIGENTI?

A.
SOLUZIONE DRASTICA:
ELIMINAZIONE TOTALE DEGLI SBARRAMENTI,
SIA DELLE ANNUALITA’ CHE DEI MINIMI PENSIONISTICI (montante contributivo).

Siamo una categoria assolutamente atipica che ha “subito” le riforme Dini e Fornero, le quali certamente non erano state pensate per i lavoratori dello spettacolo !?! Questi sbarramenti furono pensati per operai e impiegati i quali, per quanto possano essere precari, non lo sono di certo come i musicisti … che “vivono alla giornata”!
Gli sbarramenti vanno totalmente eliminati, al fine di ottenere una pensione certa, per quanto minima e proporzionale a quanto ciascuno ha versato.

E soprattutto, questa è l’unica strada percorribile per disincentivare il sommerso dilagante !?! 

B.
UNA SOLUZIONE TAMPONE:
CONCEDERE LA POSSIBILITA’ DI RISCATTO DEI PERIODI NEI QUALI
SI E’ FREQUENTATO I CONSERVATORI, AL PARI DI QUANTO
AVVIENE  GIA’ PER GLI STUDENTI UNIVERSITARI

C.
ALTRA SOLUZIONE TAMPONE:
L’ATTRIBUZIONE GRATUITA DEI CONTRIBUTI OMESSI.

Quest’ultima sembrerebbe una richiesta insensata, utopistica, … ma chiediamoci:
“di chi è la responsabilità del sommerso contributivo se non della estrema complessità delle normative stesse,
quindi dello Stato?”

Quindi … intervenga lo Stato!

La legge cui si potrebbe far riferimento è la n. 1338 del ’62, ma è troppo rigorosa e il “riscatto” è a titolo “oneroso”.
Le somme richieste sono così alte da vanificare il beneficio!

Ma ci sono delle sacrosante ragioni per una riforma specifica per il settore
che conceda i contributi omessi a titolo gratuito !?!

1° motivo della gratuità.

Perché, come detto sopra, il mancato versamento dei contributi non è moralmente addebitabile ai musicisti stessi, ma al SISTEMA PREVIDENZIALE, formulato nel ‘48 che nel tempo – anche per altre concause – ha cominciato a funzionare sempre meno, fino a produrre l’attuale SOMMERSO che è pressoché totale. Come dire che il principale responsabile è lo Stato!

2° Motivo della gratuità.

Perché i denari ci sono!
Come detto sopra, l’ENPALS, nel momento in cui confluì nell’INPS era fortemente IN ATTIVO (2 miliardi di euro), e l’attivo era dovuto proprio al fatto che pochissimi andavano (e vanno) in pensione.
Quindi l’attivo del Fondo Previdenziale dei Lavoratori dello Spettacolo (oggi oltre 4 miliardi di euro) deve essere utilizzato per il settore. Sono soldi nostri.

Fughiamo altri dubbi!

Qualcuno dirà:”Ma i denari ormai non ci sono più  !?!”
Non è proprio così. Vero è che l’INPS ha usando (e sta usando) i contributi infruttiferi degli artisti per tamponare il proprio deficit cronico, ma il Fondo Previdenziale dei Lavoratori dello Spettacolo (DPLS) è considerato comunque in attivo. In sostanza, l’INPS sta usando i denari come una sorta di prestito.

“Quindi i denari non sono ancora svaniti del tutto?“.

Infatti. Non è una battaglia persa.
Oggi vogliamo solo l’ATTRIBUZIONE gratuita dei contributi omessi, la RESTITUZIONE VERA, avrà costi irrilevanti  e sarà spalmata gradualmente negli anni, man mano che qualche musicista in più andrà in pensione.

Oggi vogliamo solo che lo STATO firmi questa sorta di CAMBIALE, che altro non è che un RISARCIMENTO per gli oltre 20 anni in cui il legislatore non è riuscito a portare avanti la riforma.
RISARCIMENTO: è tutta qui la ratio della nostra richiesta.

Venti anni di inefficienza legislativa equivalgono a metà della vita lavorativa di un essere umano e, diciamolo chiaro e tondo, a questo punto la questione ha un nome solo: PRESA PER I FONDELLI!

Per intenderci ancora meglio: venti anni fa, con una adeguata riforma, un trentenne avrebbe fatto in tempo a uscire dal sommerso e tentare la via della legalità con una posizione previdenziale adeguato. Ma un trentenne di venti anni fa, … oggi ne ha 50 di anni, non potrà mai farcela! Anche se in questa legislatura si riuscisse ad avviare un processo di riemersione.
A nulla serve infatti una riforma scritta oggi se non è retroattiva!

In merito al riscatto gratuito dei contributi omessi, In ogni caso la legge prevede che il lavoratore elenchi una per una le prestazioni per le quali non sono stati versati i contributi e fornisca anche delle prove certe.  Quale musicista sarebbe in grado di presentare un rendiconto del genere?”

La SIAE è in possesso di tutti i nomi dei firmatari dei borderò.
Addirittura fino ad una decina di anni fa, le liste, per altri usi, erano pubblicati annualmente in speciali prontuari.
Lo Stato obblighi la SIAE a fornirli!

“E per i gruppi dove solo uno ha firmato il borderò?”

La norma vuole che siano prodotti contratti, foto, recensioni, insomma tutto ciò che può costituire una prova della avvenuta GIORNATA LAVORATIVA, ma prevede anche PROVE TESTIMONIALI.
Purtroppo i contratti sono poco utilizzabili perché spesso non vengono fatti o (specie nel jazz e nella classica) viene citato solo il nome del leader. Quindi bisogna dar maggiore maggior valore alle prove testimoniali, ai manifesti, alle foto e alle recensioni eliminando l’attuale rigidità. Specie quella dell’exEnpals.

“Ma, ammesso che si riescano a fornire le liste della SIAE o altro,  i gestori che hanno omesso di pagare i contributi sarebbero perseguiti per mancato pagamento (con interessi e sanzioni) e non è giusto.
L’omissione contributiva, per forza di cose, è sempre stata tacitamente accettata dai musicisti!
E’ da prevedere che centinaia di gestori perseguiti smetteranno di far musica!”

E’ vero, la norma prevede la depenalizzazione per prescrizione solo dopo 5 anni e i gestori (salvo rare eccezioni) non sono moralmente responsabili della omissione dei contributi che, è anche vero, è sempre stata tacitamente tollerata dai musicisti. La colpa quindi come non è dei musicisti non è neanche dei gestori, ma del SISTEMA.
Di conseguenza, contestualmente, occorre un’altra norma – ancorché transitoria – che depenalizzi i gestori (o gli organizzatori), almeno fino a quando il SISTEMA, con adeguate riforme, non tornerà a funzionare come si deve!

D.
I CONTRIBUTI PREVIDENZIALI NELLE SCUOLE DI MUSICA

Laddove si riesce a ottenere qualche contributo per “insegnamento nel settore privato” (cosa rara, considerati gli scarsi ritorni economici) essi confluiscono nella c.d. “gestione separata”, fondo generico dell’INPS tutt’ora non meglio . Meglio sarebbe che confluissero
nel FPLS (Fondo Previdenza Lavoratori dello Spettacolo)! Almeno servirebbero ad alleggerire il macigno delle 20 annualità!

In merito, vale la pena di ricordare che già c’è una sentenza di cassazione cui  si potrebbe far riferimento.

Infatti, recentemente la corte costituzionale ha ricondotto all’Enpals le attività collaterali allo spettacolo in assenza di pubblico (come i musicisti in sala d’incisione).
Quindi l’insegnante di musica, preparando i futuri musicisti, esercita una attività comunque riconducibile allo spettacolo. Estremizzando ancora di più, l’insegnante di musica, ancorché non insegni a futuri musicisti, ma a hobbisti che non suoneranno mai, comunque effettua una attività riconducibile allo spettacolo, perché contribuisce alla EDUCAZIONE DEL PUBBLICO.
E in una situazione di degrado educazionale come quella attuale, questo elemento non è di poco conto.


  IL PROBLEMA A MONTE:
COME FAR CAPIRE TUTTO CIO’ AI NOSTRI GOVERNANTI?

Solo chi è addentrato nello Spettacolo, chi FA IL MUSICISTA quotidianamente, può capire la ratio della legge che ci occorre.
Occorre che i nostri governanti capiscano che non siamo speciali, ma DEFRAUDATI DAL SISTEMA!
Quindi ben sarebbe che si attivi in primis il Ministero dei Beni Culturali e a seguire quelli del Lavoro e dell’Economia!
E sarebbe anche ora che i grandi sindacati confederali cominciassero a pensare che i problemi principali degli artisti non sono la mancanza delle c.d. tutele minori (disoccupazione, maternità, ecc), ma il prevedibile mancato pensionamento per carenza di contributi.

 


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