DILETTANTISMO (mancanza di equa regolamentazione)

MANCANZA DI EQUA REGOLAMENTAZIONE DEL DILETTANTISMO

Il problema potrebbe non riguardare segmenti di nicchia o di cultura come il jazz e la musica classica, ma è di estrema attualità in quello del mero intrattenimento, dove, grazie soprattutto ad attrezzature elettroniche un tempo impensabili, sono purtroppo presenti SULLO STESSO MERCATO e in maniera massiva, hobbisti spregiudicati – spesso autentici ciarlatani – i quali, con ingiustificata superficialità e/o opportunismo, si propongono sottocosto portando via il lavoro a coloro che vivono con questo mestiere, costringendoli ad operare anch’essi sottocosto per non perdere competitività.

Si aggiunga che quello dell’intrattenimento musicale è un settore in cui le occasioni di lavoro sono quasi sistematicamente serali e concentrate nei fine settimana e si capisce facilmente come l’invadenza degli amatoriali scorretti sia un grosso problema.

D’altra parte, la musica è un’arte e come tale il dilettantismo artistico
deve essere tutelato e incentivato (lo si evince anche dalla costituzione),
OCCORRE  QUINDI TROVARE UNA SOLUZIONE EQUA!

Per inciso, va evidenziato che questo deleterio fenomeno non si verifica nello Sport, che è anch’esso spettacolo.
Qui, infatti, non c’è ingerenza tra professionisti gli sportivi dilettanti: i campi d’azione (gare o campionati) sono diligentemente separati da Federazioni Sportive riconosciute dallo Stato

Per lo spettacolo occorre qualcosa di simile. Non è impossibile!  bozza di proposta di legge.


Ciliegina sulla torta!
L’INIQUA LEGGE conosciuta come “COMMA 188”

A peggiorare la mancanza di regole, a fine 2006 è stata introdotta  una norma, conosciuta come “comma 188″, che esenta dagli oneri previdenziali (e soprattutto dalla burocrazia connessa) gli studenti fino a 25 anni, i pensionati sopra i 65 anni e CHIUNQUE ABBIA UN ALTRO LAVORO, a condizione che dalle “serate” abbiano un provento annuale al di sotto di 5.000 euro.
Vada per i giovani che muovono i primi passi, vada per i pensionati che suonano in centri sociali e simili, ma non è possibile che, specie con l’attuale crisi economica, chi ha la fortuna di avere un altro lavoro possa costare il 33% in meno di chi un altro lavoro non ce l’ha!
Oltretutto, non ci vuole molto a capire che, in un settore dove raramente si chiede la “fattura”, questo il tetto dei 5.000 euro è a dir poco risibile.

Per di più, nonostante la norma si riferisca alle “esecuzioni dal vivo”, in mancanza di regole e di controlli, se ne giovano persino i “finti musicisti” !?!


Per i dettagli e per le soluzioni dei problemi collegati al comma 188, si vada alla pagina dedicata:
http://www.sosmusicisti.org/comma-188-proposta-alternativa/
e al REGISTRO DEI MUSICISTI

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