DILETTANTISMO (mancanza di equa regolamentazione) e Comma 188

LA  MANCANZA DI EQUA REGOLAMENTAZIONE DEL DILETTANTISMO
e PROPOSTA DI SOSTITUZIONE del c.d. “COMMA 188”
(pagina perfezionata in data 24 luglio 2020)

Il problema potrebbe non riguardare segmenti di nicchia o di cultura come il jazz e la musica classica, ma è di estrema attualità in quello del mero intrattenimento, dove, grazie ad attrezzature elettroniche un tempo impensabili, sono purtroppo presenti SULLO STESSO MERCATO e in maniera massiva musicisti improvvisati – spesso autentici ciarlatani – i quali, con ingiustificata superficialità e/o opportunismo, si propongono sottocosto portando via il lavoro a coloro che vivono di questo mestiere, costringendoli ad operare sottocosto per non perdere competitività.

Si aggiunga che quello dell’intrattenimento musicale è un settore in cui le occasioni di lavoro sono quasi sistematicamente serali e concentrate nei fine settimana e si capisce facilmente come l’invadenza degli amatoriali scorretti sia un grosso problema.

D’altra parte, la musica è un’arte e come tale il dilettantismo artistico
deve essere tutelato e incentivato (lo si evince anche dalla Costituzione),
OCCORRE  QUINDI TROVARE UNA SOLUZIONE EQUA!

Per inciso, va evidenziato che questo deleterio fenomeno non si verifica nello Sport, che è anch’esso spettacolo.
Qui, infatti, non c’è ingerenza tra professionisti e sportivi dilettanti: i campi d’azione (gare o campionati) sono diligentemente separati da Federazioni Sportive riconosciute dallo Stato.

Per lo spettacolo occorre qualcosa di simile. Non è impossibile!  



L’INIQUA LEGGE conosciuta come “COMMA 188”
va abrogata e sostituita con altra norma che non apporti concorrenza sleale

A peggiorare la mancanza di regole, a fine 2006 è stata introdotta  una norma, conosciuta come “comma 188″, che esenta dagli oneri previdenziali (e soprattutto dalla burocrazia connessa:
1. i giovani fino a 18 anni e fino a 25 se studenti.
2. i pensionati oltre i 65 anni
3. i musicisti che hanno un’altro lavoro.
a condizione che dalle “serate” abbiano un provento annuale al di sotto di 5.000 euro.

Commento.
Vada per i giovani che muovono i primi passi, vada per i pensionati che suonano in centri sociali e simili, ma non è possibile che, specie con l’attuale crisi economica, chi ha la fortuna di avere un altro lavoro possa costare il 33% in meno di chi un altro lavoro non ce l’ha!
Oltretutto, non ci vuole molto a capire che, in un settore dove raramente si chiede la “fattura”, il tetto dei 5.000 euro è a dir poco risibile.
Per di più, nonostante la norma si riferisca alle “esecuzioni dal vivo”, in mancanza di regole e di controlli, se ne giovano persino i “finti musicisti” !?!

I dettagli del c.d. “comma 188”.

L’enunciato è il seguente:

“Per le esibizioni musicali dal vivo in spettacoli o in manifestazioni di divertimento o in celebrazioni di tradizioni popolari e folkloristiche effettuate da giovani fino a diciotto anni, da studenti fino a venticinque anni, da soggetti titolari di pensione di età superiore a sessantacinque anni e da coloro che svolgono una attività lavorativa per la quale sono già tenuti al versamento dei contributi ai fini della previdenza obbligatoria ad  una gestione diversa da quella per i lavoratori dello spettacolo, gli adempimenti di cui agli articoli 3, 4, 5, 6, 9 e 10 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 16 luglio 1947, n. 708, ratificato, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 1952, n. 2388, e successive modificazioni, sono richiesti solo per la parte della retribuzione annua lorda percepita per tali esibizioni che supera l’importo di 5.000 euro”.

Ma, in origine, da cosa venne fuori il comma 188?
Accadeva all’epoca che i mandatari Siae, in ottemperanza della convenzione che li vedeva come “verificatori Enpals”, avendo presto capito che era controproducente per loro stessi fare “ispezioni” negli esercizi pubblici e nei tour dove i diritti d’autore sono alti e congrua è la loro percentuale, seminavano lo scompiglio in piccoli e irrilevanti pub, pizzerie del sabato sera e addirittura tra le bande e le corali amatoriali (specie nel nord-est), costringendo persino giovani bandisti alle prime armi, amatoriali di cori folcloristici, ecc., ad iscriversi all’Enpals come ordinari lavoratori dello Spettacolo.
Come?
I committenti, allorché si recavano in Siae per pagare i diritti d’autore, venivano invitati a dotarsi del Certificato di Agibilità per i singoli artisti e i singoli eventi, e a pagare i relativi contributi previdenziali.
A parte i costi, erano (e sono) procedure impensabili.
Pensiamo a un piccolo pub che si deve iscrivere alla Camera di Commercio, all’Enpals, ecc., come IMPRESA DI SPETTACOLI !?!
Fu così che la ex senatrice Helga Thaler (del trentino) e altri colleghi parlamentari proposero questo succinto comma per arginare il problema.
In prima battuta la proposta di legge si riferiva unicamente a bande amatoriali e a cori folcloristici, ma all’ultimo momento (com’era di frequente nelle “finanziarie” fino a non molto tempo fa), accadde  che altri parlamentari (?), evidentemente spinti da soggetti interessati,  – repetita iuvant – fecero aggiungere “e di divertimento”, forse neanche rendendosi conto del pasticcio che stavano combinando !?! … Infatti:

Questa non è una legge in favore del dilettantismo genuino, è una norma che da 13 anni, mette i musicisti l’un contro l’altro, alimenta il sommerso  e costringe chi non ha un secondo lavoro a dichiarare il falso!
Non ci vuole molto. … Una autocertificazione di avere una seconda posizione previdenziale su un pezzo di carta che non leggerà mai nessuno e via !?!

Vale anche la pena di leggere un esaustivo articolo tratto (paragrafi 4 e 5) da Dirittodautore.it a questo link , in rete già dal 2007, ma tutt’ora attuale.


 COME RISOLVERE IL PROBLEMA?
LA PROPOSTA DI SOS MUSICISTI

Posto che il comma 188 va abrogato in ogni caso

  • Occorre introdurre contestualmente introdurre una fascia di esenzione fiscale e previdenziale per TUTTI, indipendentemente se siano professionisti, semiprofessionisti, con lavoro primario, studenti, ecc.  basandosi principalmente su un unico principio:
    Eventi DAL VIVO e commercialmente irrilevanti!
    Cioè budget così incongruo da non poter pagare decorosamente gli artisti e ad un tempo di “metterli in regola”, altrimenti l’evento stesso non può essere effettuato!
  • Allo scopo di ben perimetrare la fascia di esenzione occorre anche introdurre una norma specifica che definisca la musica dal vivo.

IPOTESI DI UN FASCIA DI DEFISCALIZZAZIONE SOSTITUTIVA DEL COMMA 188.

Si può fare, intervenendo sull’art. 67, comma 1, lettera m del TUIR (testo unico delle Imposte Dirette).
Redditi diversi (non imponibili fino a 10.000 euro).
E’ una conosciutissima norma, istituita svariati anni fa per lo sport dilettantistico e successivamente estesa ad alcune figure artistiche di bande e filodrammatiche.

Ecco come si presenta oggi la norma in questione.

“In ambito di eventi sportivi dilettantistici, sono esenti da imposte e contributi previdenziali:

m) le indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalità dilettantistiche o amatoriali, e quelli erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unione nazionale per l’incremento delle razze equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto (omissis).”

Premesso che questa norma andrebbe riformulata a prescindere.

Infatti non si capisce perché il beneficio spetti ai “direttori artistici” … che, si badi bene, non sempre sono “i maestri delle bande”, cioè quelli che nella maggior parte dei casi sacrificano il proprio tempo libero per questa encomiabile attività e che ben giustamente dovrebbero essere esentati da tasse e non solo, … bensì gli “organizzatori”, cioè quelli che hanno un ruolo molto più leggero e che spesso nelle bande amatoriali neanche ci sono.  Inoltre non si capisce nemmeno chi i siano collaboratori tecnici di una banda amatoriale o di una filodrammatica amatoriale. … I facchini, gli autisti. mah.
Considerato infine  che l’introduzione della estensione del beneficio avvenne in una delle tante finanziarie del passato dove era abituale il cd. “assalto alla diligenza” … deve essersi trattato di un pasticcio lessicale dell’ultimo momento. Non può essere altrimenti.

Premesso anche che per rendere la riformulazione il più semplice possibile, sarebbe utile che, come primo passo, l’attuale lettera “m” fosse ricondotta unicamente agli sportivi (come era in origine) e contestualmente fosse promulgato una specifica “mbis” per la musica, le  filodrammatiche, ecc.


Ecco in quattro punti “in rosso” la proposta sostitutiva del “comma 188”

BOZZA di m-bis – REDDITI DIVERSI (esenti fino a 5 o 10 mila euro – da definire)

… le indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spesa, i premi e i compensi erogati

1. ai direttori musicali, ai musicisti esecutori e ai coristi per esecuzioni DAL VIVO di orchestre, di bande musicali e di cori, in ambiti amatoriali o culturali.

Nota: questo primo punto andrebbe a ridefinire i principi della prima parte della attuale lettera “m”, quella riguardante le bande, modificandone i termini equivocabili.

2. ai musicisti esecutori e ai cantanti in spettacoli DAL VIVO in esercizi pubblici fino ad una capienza di … posti (50/100 ?) in presenza di almeno tre (?) musicisti,  ovvero in eventi con pubblico di numero superiore se in presenza di formazioni musicali con almeno un elemento in più ogni 30 spettatori oltre i 100.

Nota 1: questo secondo punto andrebbe a sostituire letteralmente il comma 188.
Nota 2: la parte sottolineata e in corsivo è stata pensata per le cd. Big Band del jazz e per le formazioni orchestrali di musica classica, ma può essere cassata se si ritiene che il punto 1, con le diciture “musicisti” e “in ambiti amatoriali o culturali”, possa essere sufficiente allo scopo. L’emendamento ne verrebbe notevolmente semplificato

3. ad attori e registi di filodrammatiche amatoriali.

Nota: Questo terzo punto andrebbe a integrare il punto 1, riavvicinandolo al dettato dell’attuale lettera m che è appunto rivolto anche al teatro amatoriale.
Il punto 3 è accorpabile al punto 1.

4. ai promotori e collaboratori nell’ambito della educazione artistica dell’infanzia e della gioventù.

Nota: Questo quarto punto (in subordine) va introdotto ex-novo perché anche nelle scuole di musica c’è urgenza di una fascia di defiscalizzazione per gli insegnanti.
Infatti, a causa delle LEZIONI INDIVIDUALI – rapporto uno a uno tra insegnante e allievo – la redditività delle scuole è così incongrua che è generalmente impossibile “mettere in regola” gli insegnanti..
Beninteso, salvo i rari casi in cui le scuole possono permettersi rette alte o quando sono sufficientemente sovvenzionate da enti pubblici o da sponsor.
Come dire che una ora di lezione individuale di musica “in regola” non potrebbe costare meno di 40/50 euro.
In genere il provento di una lezione si aggira sui 20 euro, di cui, tolta almeno la metà è destinata alle spese correnti della struttura (affitto, bollette, insonorizzazione, ecc), restano circa 10 euro per l’insegnante.
Non si può pretendere che si dotino di partita Iva, ancorché agevolata. Dei 20 euro iniziali resterebbero 5 euro !?!

Sulla problematica delle scuole di musica, vedasi l’intero secondo capitolo del Manifesto dei Musicisti


CONTRIBUTI PREVIDENZIALI GRATUITI IN CASI PARTICOLARI

Sarebbe anche auspicabile che ai musicisti professionisti che, per necessità, operano e negli eventi in esenzione (mbis) siano attribuiti i contributi previdenziali a titolo gratuito.
Il costo potrebbe essere agevolmente supportato dall’avanzo di gestione dell’exEnpals. “Tesoretto” che era iniziato con 2 miliardi di euro nel 2012 quando momento l’Enpals confluì 
nell’INPS e che, aumentato di anno in anno, è prossimo ai 5 miliardi di euro!

Sono denari della categoria dello Spettacolo e dovrebbero costituire un fondo a soccorso dei lavoratori dello spettacolo!
Dare a Cesare quel che è di Cesare!


IL PARALLELO CON LO SPORT E LA SIAE

Nello Sport le esenzioni sono da sempre basate sul medesimo principio cui si ispira la suddetta proposta di SOS MUSICISTI.
Cioè, sulla congruità commerciale degli eventi e non sull’età, sul doppio lavoro, ecc.

La “congruità commerciale” è ben definita dai cd. CAMPIONATI che sono ben distinti tra professionali e dilettantistici dalle Federazioni Sportive riconosciute dallo Stato.
Nel caso della musica, potrebbe essere la SIAE l’entità super partes idonea a individuare gli eventi commercialmente irrilevanti ai quali applicare la fascia di esenzione.
La Società degli autori, ben presente sul territorio con un alto numero di agenti, conosce perfettamente il n. dei posti dei teatri, degli esercizi pubblici o la congruità economica degli eventi all’aperto.


L’IMPORTANZA DELLA DEFINIZIONE DI
“MUSICA DAL VIVO”

Non hanno alcun senso, né il comma 188 così com’é, né la sua eventuale sostituzione,
senza una LEGGE che, a fronte del dilagare dell’uso delle basi musicali e del playback,
non stabilisca con efficacia cosa s’intende per “musica dal vivo” o “esecuzioni dal vivo”.

Al momento c’è solo una circolare del Ministero delle Finanze del 2000
emessa, tra l’altro, per altra questione.

Clicca sull’immagine per accedere alla definizione formulata da SOS MUSICISTI
e alla circolare del Ministero delle Finanze

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