Diritto d’autore sulle improvvisazioni?

Diritto Improvvisazioni

 

26.01.17.  Presso la Direzione Generale della SIAE, venerdì 20 Gennaio, si è tenuto un lungo e costruttivo incontro sulle tematiche inerenti l’improvvisazione e sulle possibilità di riconoscimento del relativo diritto.

RICONOSCIMENTO ECONOMICO DEL DIRITTO D’AUTORE SULLE IMPROVVISAZIONI?
Incontro congiunto al Tavolo Tecnico SIAE, tra Midj, Sos Musicisti e Siedas.

Al tavolo tecnico, presieduto da Alfonso Ottobre, funzionario dell’Ufficio Tecnico Musicale SIAE, erano presenti: Luca Ruggero Jacovella (in rappresentanza di SOS MUSICISTI e SIEDAS – Associazione Italiana Esperti in Diritto delle Arti e dello Spettacolo), Ada Montellanico, Paolo Tombolesi, Gianni Taglialatela  (in rappresentanza di MIDj – Musicisti Italiani di Jazz, associazione nata nel 2014.

Luca e Ada

L’incontro, organizzato dalla SIAE, è stato il punto di confronto tra due visioni della stessa tematica guardata attraverso lenti diverse, ma non contrapposte.

La delegazione MIDJ, com’era prevedibile, ha proposto il modello già adottato in Francia dalla SACEM (società di collecting francese, consorella della nostra Siae), che dal 1982 sulla base di uno speciale “statuto degli improvvisatori” riconosce ai musicisti jazz accreditati una quota parte di 4/12 (in Italia si tradurrebbe in 8/24) del diritto d’autore sulle opere tutelate eseguite che vengono però poi sviluppate in forma di improvvisazione.

Per fare un esempio: il musicista (di jazz) accreditato nell’albo speciale, se al termine del concerto dichiara sul borderò di aver improvvisato su uno standard, percepirà un terzo del diritto di esecuzione, mentre i due terzi spetteranno all’autore originale del brano e agli editori.

Luca R. Jacovella,  attento studioso in materia di musicologia applicata al diritto d’autore, è andato oltre ritenendo logico che il beneficio sia esteso ad una più vasta categoria di performer, ovvero a tutti coloro che estemporizzano [1] dal vivo opere tutelate.


Sacem 2

Alcune criticità del modello SACEM.
La teoria di Jacovella si basa infatti anche su alcune criticità che sussistono nel modello francese.

Egli afferma testualmente:
“Per prima cosa non si tratta di un vero e proprio riconoscimento del diritto d’autore sulle opere dell’ingegno improvvisate, in quanto non c’è relazione sinallagmatica tra l’opera generata e il diritto d’autore che dovrebbe nascere proprio durante la creazione stessa davanti ad un pubblico (l’opera, in questo caso, non viene proprio identificata, fissata, cristallizzata, non vi è nemmeno la certezza assoluta che sia stata realizzata un’improvvisazione creativa). Si perpetua, in un certo qual modo, la storica subalternità tra il sistema “visivo” (l’opera tangibile, scritta) e il sistema “orale/aurale”, il quale viene così lasciato alla dimensione effimera, ad una vita brevissima come quella dell’insetto Efèmera. Per di più,
 l’iniziativa Sacem è del 1982 e allora non esistevano certamente gli smartphone, che consentono a chiunque di diffondere istantaneamente in rete la performance e quindi le opere dell’ingegno estemporanee. Da solo, questo modello, oggi sarebbe del tutto insufficiente a garantire una vera tutela per gli autori del qui ed ora.”

La seconda criticità, riguarda la sussistenza di un albo di improvvisatori “doc”.
Continua Jacovella:
“Chi e cosa può decretare l’appartenenza o l’esclusione dalla qualifica di improvvisatori beneficiari di uno speciale trattamento? 
Qualsiasi metodo di selezione si voglia adottare (terreno molto scivoloso), di sicuro verrebbe scontentata (qui da noi) una grande parte della comunità dei performer“.

In questa fase interlocutoria, la SIAE sembra però essere favorevole a recepire un modello analogo a quello adottato dalla consorella francese.  Probabilmente perché di più facile realizzazione.

Prendendo atto di ciò, sia Luca R. Jacovella  che gli amici di Midj  si sono concentrati nel mettere a punto le questioni nodali che si dovranno affrontare:

  • Chi (come si identificano i soggetti beneficiari)
  • Dove (in quali locali e tipo di esecuzione adottare il provvedimento)
  • Come (concretamente come si determina l’aspetto economico del premio).

I punti sono tutti spinosi, ma sul “dove” si è immediatamente trovato accordo tra i delegati intervenuti.

Non è pensabile, infatti, un meccanismo di premio a beneficio solamente di chi ha accesso ai cd. programmi da concerto (borderò blu), ma anche (o soprattutto, secondo noi di Sos Musicisti) ai “trattenimenti” (borderò rossi), in quanto è questa la tipologia più diffusa nella quale si svolgono le performance di jazz.

Occorre specificare infatti che la diversa categorizzazione operata dalla Siae per definire una modalità rispetto ad un’altra, corrisponde a costi diversi dei permessi, e (per chi ancora utilizza il borderò cartaceo), a schemi di ripartizione diversi (analitico, campionamento, misto, ecc.). Tuttavia, l’immagine che ha la Siae del mondo lavorativo del jazz attraverso l’artificio codificato delle diverse tipologie di permessi (e diversi colori di borderò), non corrisponde alla realtà oggettiva. E’ purtroppo, quindi, una rappresentazione falsata del fenomeno artistico reale, condizionata da parametri extra-musicali quali sono i criteri organizzativi.

L’intento delle sigle che si sono attivate, è infatti anche quello di aiutare la SIAE a conoscere le problematiche che affliggono da sempre la categoria dei musicisti-autori-performer, collaborando a trovare soluzioni condivise.

Se non ci saranno imprevisti o opposizioni negli organi consultivi e decisionali della Siae, è da prevedere che, sulla falsariga del modello SACEM, in aggiunta alle ben note figure di compositore, autore, elaboratore ed editore, ci sarà anche quella dell’improvvisatore (verrebbe da dire: improvvisatore presunto di opere “nomen nescio”).


INIZIATIVE PRECEDENTI
di Luca R. Jacovella in qualità di consulente di SOS MUSICISTI:

2013 – Richiesta di deposito delle opere in file audio.

Luca R. Jacovella scrisse un appello pubblico indirizzato all’allora Presidente Gino Paoli, chiedendo di rimuovere alcuni specifici ostacoli contenuti in determinati articoli del Regolamento Generale al fine di poter consentire il deposito di opere estemporanee a mezzo della registrazione audio anche per il jazz e le musiche audiotattili (il regolamento Siae prevedeva il deposito della registrazione audio come eccezione solo per talune forme di musica “seria” (sic) ritenute non trascrivibile), e di consentire la maturazione del diritto economico anche per esecuzioni anteriori al deposito dell’opera stessa (per ovvie ragioni di dinamica cronologica del fenomeno). L’appello, con la supervisione scientifica del musicologo Prof. Vincenzo Caporaletti fu condiviso anche da autorevoli portali sul diritto d’autore, e da riviste di jazz.  Sono poi seguite altre iniziative, conferenze ed interviste, fino alla più recente di due mesi fa.

A dicembre 2016 la SIAE annuncia di aver predisposto il tanto agognato deposito delle opere online e a mezzo file audio! Proprio ciò che è stato richiesto fin dal 2013. Il cambiamento è epocale, tale da potersi forse definire come un nuovo “shift cognitivo” per i performer: a breve si potranno dunque depositare agevolmente e in maniera telematica le registrazioni sonore di opere estemporanee, percependo il diritto d’autore sulle avvenute pubbliche esecuzioni delle stesse (processo e prodotto coincidono); oltre ad accedere finalmente alla tutela di legge a seguito di prova certa della avvenuta creazione.

Tutto risolto? Non per tutti. L’atto di registrare un concerto, di editare e di depositare un’improvvisazione, se pur reso veloce dal sistema telematico, significherà comunque tempo, lavoro aggiuntivo, e una accresciuta mole di informazioni da gestire da parte della SIAE. Questa nuova e “rivoluzionaria” possibilità (che di fatto colma un gap antico), sarà dunque da riservare forse solo alle proprie migliori e più significative creazioni estemporanee.

2014 – abolizione maggiorazione tariffaria oltre tre elementi

Non siamo spesometri

Un altro appello redatto da Jacovella e Vittorio Di Menno Di Bucchianico (detto Victor Solaris, segretario nazionale di Sos Musicisti), ha ottenuto il risultato di far abolire dalla SIAE una obsoleta maggiorazione tariffaria per i gruppi musicali oltre i tre elementi. Risultato significativo per la musica d’insieme dal vivo, e quindi soprattutto per il mondo del jazz.

2015 – Revisione tariffaria al ribasso per i trattenimenti privati.
Ancora a seguito di fervido intervento di Luca Ruggero Jacovella e Victor Solaris presso la Siae, sono state totalmente rimodulate le tariffe per i trattenimenti privati in occasione di banchetti. In precedenza era prevista una unica tariffa sia per gli eventi di congrua consistenza economica (come i banchetti di matrimoni), sia per gli eventi minori.

2016, novembre: lettera aperta alla SIAE, dal contenuto analogo all’iniziativa del 2013 (“Dignità culturale e di diritto per gli autori di opere improvvisate”).


[1]

COS’E’ L’ESTEMPORIZZAZIONE

Si verifica l’estemporizzazione ogni volta che un musicista suona un brano non appartenente alla musica di tradizione scritta (la musica cd. “classica”), in quanto anche se dovesse leggerne lo spartito editoriale, il medesimo non solo non conterrebbe tutte le informazioni necessarie per una esecuzione completa e “professionalmente riconosciuta come tale”, ma all’interno della specifica cultura di riferimento (che comprende jazz, pop, rock, ecc.), la notazione musicale non ha valore irrevocabile, ed il musicista è chiamato a personalizzarne il modello aggiungendo un quid che trasforma sostanzialmente il testo annotato dando vita ogni volta ad una diversa realizzazione dell’opera. L’opera (in questo ambito musicale), quindi, è il risultato della performance.

In termini invece più tecnici:

L’estemporizzazione è il trattamento creativo di un modello o di un materiale musicale dato, avente funzione costitutiva e generativa di nuovi livelli testuali. Si esplica naturalmente durante qualsiasi performance musicale non rientrante nella cultura di matrice cognitiva visiva, ed è altamente caratterizzante della personalità del performer. In essa agisce il “Principio Audiotattile”, ma si differenzia dal concetto di improvvisazione. L’estemporizzazione rientra nel modello teorico della “teoria di formatività audiotattile” del musicologo Prof. Vincenzo Caporaletti, modello riconosciuto dal MIUR dal 2009 attraverso decreti ministeriali (nelle declaratorie delle discipline audiotattili si legge: “Le peculiari esigenze poste dalla creazione musicale estemporanea orienteranno la promozione delle specificità del performer creativo, in un contesto espressivo in cui vige la preminenza del gesto sul testo”.

 

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